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Occupazione in Sardegna, donne all’attacco, industria in difesa.

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di Filippo Spanu

Con l’uscita dei dati trimestrali ISTAT sull’occupazione in Sardegna, nel secondo trimestre 2008, è presumibile che le solite, e tutto sommato ingiustificate, polemiche prevalgano su una lettura distaccata e consapevole della delicatezza con cui è necessario trattare questi numeri.

 

Non avendo certamente la pretesa di offrire una lettura completa dei dati (che può avvenire solo su serie storiche adeguate e destagionalizzate), è utile segnalare alcune tendenze significative riscontrabili, e su cui varrà la pena tenere lo sguardo attento nel prossimo futuro.

Il numero assoluto degli occupati, 633 mila, è il più alto registrato da 4 anni a questa parte. In questo si afferma una significativa controtendenza rispetto al calo verificato nei precedenti due trimestri.

Se è vero infatti che il II trimestre è naturalmente quello che raccoglie le assunzioni di tutti gli stagionali del turismo, è pur vero che il dato è superiore a quelli rilevati nello stesso periodo degli anni precedenti con un miglioramento rispetto al 2004 pari a 33 mila unità (+ 5%).

Questo dato è dovuto principalmente alla crescita significativa del Tasso di attività.

I sardi tornano ad affacciarsi sul mercato del lavoro con un Tasso pari al 61,2% , anche questo miglior risultato in 4 anni.

Non è semplice comprendere questa impennata del Tasso di attività, forse dovuta all’emersione dal lavoro nero, forse a meccanismi del mercato stesso che hanno dato fiducia ai lavoratori.

Il mercato del lavoro non riesce tuttavia ad assorbire completamente questa nuova e massiccia offerta di manodopera; da qui l’aumento del Tasso di disoccupazione (11,3%), che conferma una tendenza al rialzo registrata già nel trimestre precedente

L’aumento del Tasso di Attività, associato ad un aumento assoluto degli occupati, porta anche  il Tasso di occupazione al livello massimo da 4 anni a questa parte (54,4%).

In sintesi, un aumento così significativo delle forze lavoro (+37.000 unità rispetto al II trimestre 2007) è un dato certamente positivo, ma senza pari espansione delle opportunità di lavoro genera un effetto negativo sul Tasso di disoccupazione. 

Chi entra e chi esce: donne all’attacco

L’aumento degli occupati in questo trimestre, rispetto al pari periodo dell’anno precedente, è quasi completamente ascrivibile alle donne che, con un aumento di 13.000 unità assorbono più del 90% del miglioramento.

Tuttavia ancora più alto è il numero di donne che si sono affacciate di nuovo sul mercato del lavoro (+24.000) e di conseguenza anche il tasso di disoccupazione femminile si riporta su livelli importanti (15,3%).

Si ha ormai la certezza, e la conferma, che è necessario compiere passi più decisi per leggere le tendenze in atto, e facilitare ancor di più l’ingresso nel mondo del lavoro delle donne. 

Esaminando i settori va notato che il miglioramento (specie femminile) continua a riversarsi sui servizi (+ 14.000).

L’industria in difesa

I dati sugli occupati nell’industria in senso stretto tornano ad essere preoccupanti. Per il secondo trimestre consecutivo si registra un peggioramento con 6.000 occupati in meno rispetto al pari periodo dell’anno precedente.

E’ una situazione che negli ultimi anni ha conosciuto alti e bassi ma con una tendenza stagnante o in regressione.

Questo mentre il settore dei servizi cresce in maniera rilevante.

Uno sguardo oltre Tirreno

Osservando la dinamica dei dati italiani possiamo rilevare che  le tendenze osservate in sede regionale sono globalmente confermate ed in linea con i dati nazionali e, meno marcatamente, con quelli del Mezzogiorno.

Aumentano il Tasso di attività e gli occupati, ma anche la disoccupazione.

Ed anche in Italia, e nel Mezzogiorno, assume un rilievo particolare il contributo del lavoro femminile, ma in maniera meno rilevante rispetto alla Sardegna.

Stessa cosa può dirsi, settorialmente, nel raffronto tra Industria e Servizi.

Si conferma così che, come per altre variabili dell'economia (vedi dati degli ultimi anni sul PIL),  il sistema isolano si muove spesso in linea con quelli d'oltremare. Dare un significato solo regionale alle dinamiche che ci coinvolgono è quindi fuorviante.

Rimaniamo un’isola; ma molto, molto più vicina al continente. E non è un male.

 

 

by Filippo Spanu last modified 2008-10-01 17:33

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