Il Nuovo Paradigma Rurale
| Il documento elaborato dall'OECD cerca di rispondere ad un set di domande molto interessanti sul tema dello sviluppo rurale, anche attraverso lo studio di esperienze realizzate o in corso in diversi paesi.
- Come le aree rurali stanno affrontando i rapidi cambiamenti dell’economia? - Quanto pesa l’agricoltura nelle economie rurali? - Quali sono i fattori che influenzano le politiche rurali? - Come si stanno evolvendo le politiche rurali? - Le nuove politiche integrate di sviluppo rurale stanno funzionando? Sono tutti interrogativi di grande interesse, se si considera che, rispetto ai paesi OECD, le aree rurali rappresentano i ¾ del territorio e ospitano ¼ della popolazione. Inoltre, a differenza dei buoni risultati delle aree urbane, le performance delle aree rurali evidenziano una situazione di declino e la diffusione di fenomeni negativi legati allo spopolamento, all’invecchiamento della popolazione, alla bassa scolarizzazione, al basso livello di servizi pubblici … Questo a livello generale, l’analisi dei dati evidenzia che esistono aree rurali capaci di invertire il trend di spopolamento e di declino economico (in particolare Francia, Inghilterra e Olanda), e in un 1/3 dei paesi OECD sono le regioni rurali a detenere il tasso più elevato di crescita dell’occupazione. Nei paesi OECD rurale non è più sinonimo di agricolo. Attualmente, meno del 10% degli occupati, nelle aree rurali, opera in agricoltura. Nell’Europa-25, il 96% del territorio rurale è utilizzato a fini agricoli (forestazione inclusa) ma solo il 13% dell’occupazione è agricola. L’agricoltura mantiene, naturalmente, un peso importante, anche se va ricordato che le produzioni agricole sono trasformate prevalentemente nelle aree periurbane. Le imprese agricole sono sempre più interessate alla diversificazione del reddito e, in molti paesi, il reddito agricolo delle imprese è meno della metà del reddito totale. Per questa ragione sta crescendo la preoccupazione, a livello internazionale, sulla reale efficacia delle politiche agricole sullo sviluppo rurale. I dati relativi ad Europa e Stati Uniti evidenziano come le attuali politiche agricole impattano su segmenti limitati dei sistemi rurali e sono privi di efficacia nell’affrontare i nodi critici che pesano sulle comunità rurali. In particolare le politiche europee concentrano le risorse nelle regioni più ricche, dove operano le imprese più grandi. Questi elementi stanno fortemente orientando l’evoluzione delle politiche, dove (i) le politiche agricole sono settoriali, agiscono sulla competitività settoriale, di filiera, sono sempre meno legate ai sussidi, ai price – support, e sempre più legate a progetti di investimento, a piani di sviluppo aziendali; (ii) le politiche di sviluppo rurale sono multisettoriali e territoriali, agiscono sulla competitività territoriale.
Il programma Leader è un esempio di politica integrata analizzato nel documento, cui si aggiungono alcune esperienze degne di nota per aver affrontato il tema dell’integrazione delle politiche di sviluppo rurale con altre politiche, ancora troppo settoriali (trasporti, educazione e formazione, sanità …) e la necessaria integrazione con le altre dimensioni del governo. Questo elemento ha portato il Canada e il Regno Unito[2], per esempio, a introdurre meccanismi di coordinamento inter-ministeriali, per favorire l’integrazione delle politiche, accompagnati da importanti processi di attivazione dei partenariati locali per favorire la territorializzazione degli interventi. E’ evidente che il nuovo paradigma rurale necessiti di cambiamenti nelle modalità con le quali le politiche sono definite e implementate. In primo luogo, la definizione delle politiche di sviluppo rurale ha bisogno dell’integrazione e condivisione delle conoscenze da parte degli attori pubblici e privati. Inoltre, le tradizionali strutture amministrative sono inadeguate a governare con efficacia politiche di sviluppo rurale così integrate e necessitano di interventi di aggiustamento sia a livello centrale che locale. Infine, il livello centrale necessita di meccanismi di coordinamento per favorire la convergenza degli interventi e la coerenza strategica. Questo è un processo che ha bisogno di un forte commitment politico capace di superare le tendenze settoriali presenti nei ministeri e assessorati. Il coordinamento è una funzione chiave anche a livello locale, unita al tema del partenariato pubblico-privato e alla sfida di organizzare l’iniziativa locale senza opprimerla. In conclusione, il lavoro dell’OECD evidenzia la capacità del nuovo paradigma di contribuire al cambiamento culturale alla base delle nuove politiche di sviluppo rurale. Infatti, l’approccio territoriale facilita e potenzia il partenariato pubblico-privato e l’integrazione di nuovi attori e risorse nei processi di sviluppo. Tale approccio, basato sul coinvolgimento delle comunità, favorisce nuove modalità di coordinamento verticale tra i livelli di governo e un migliore utilizzo della conoscenza. Inoltre, promuovendo la cooperazione intersettoriale e tra livelli di governo, favorisce la coerenza delle politiche. |
Il lavoro dell’OECD The New Rural Paradigm