Ascoltare i territori e scrivere regole credibili e condivise: come evitare l'effetto "not in my backyard" nella scelta di un sito per la localizzazione di un termovalorizzatore.
I conflitti ambientali aumentano costantemente nel ricco mondo occidentale. Le comunità locali si oppongono all’avvio di interventi di trasformazione territoriale che ritengono possano minacciare la qualità della loro vita. Questi conflitti, che generano danni ambientali, sociali ed economici, non pagano politicamente, delegittimano le istituzioni e contribuiscono a frammentare le comunità. Ne deriva la necessità di ricercare nuovi approcci. Vediamone un’applicazione in un processo che presenta notevoli similitudini con quando va avvenendo in Sardegna. La città di Torino ha a propria disposizione l’enorme discarica di Basse di Stura, che alla fine del proprio ciclo di vita (dicembre 2009) avrà accolto oltre 20 milioni di tonnellate di rifiuti. Fino al 1997 proposte sporadiche per la costruzione di un nuovo termovalorizzatore e di una discarica di servizio per inerti vengono abbandonate per le opposizioni locali. Dal 1997 con i Decreti Ronchi l’azione di territorializzazione dei rifiuti diventa più stringente ed è in questa fase che nasce il progetto “Non Rifiutarti di Scegliere”. Dal 2002 al 2006 sulla base del progetto si arriverà alla scelta definitiva. Il lungo processo di selezione dei due siti è iniziato con una prima fase di studio che ha condotto, sulla base di un numero limitato di criteri, all’individuazione di 17 siti per l’inceneritore e 21 siti per la discarica. Il passaggio da questa rosa di siti a una più ristretta avviene attraverso un processo di microlocalizzazione, con la partecipazione degli amministratori e delle comunità locali interessati, al fine di dare vita ad una reale fase di negoziazione basata su criteri di scelta non esclusivamente tecnici. In altre parole, le comunità locali hanno avuto la consapevolezza di essere coinvolte nel processo di selezione, anche con l’indicazione di siti non presenti nelle prime liste, in una fase nella quale avevano una bassa possibilità di essere scelte. La compilazione della graduatoria dei siti è stata affidata al lavoro di una commissione. All’interno di essa, applicando il principio di inclusività, si è ritenuto che ogni territorio dovesse essere rappresentato da un amministratore locale e da un rappresentante delle comunità locali, scelti attraverso un attento lavoro di identificazione di tutti gli attori. L’attività di formazione della commissione, ma anche di ascolto dei territori, è durato quattro mesi, durante i quali sono stati organizzati circa 200 incontri, interviste ed assemblee pubbliche. Il risultato dell’attività dei 45 membri selezionati ha portato alla valutazione e all’esclusione dei siti non idonei, all’individuazione del criteri di selezione dei siti, alla redazione di due graduatorie (una per l’impianto di discarica e una per il termovalorizzatore), alla redazione di un documento condiviso concernente le regole per i controlli, la sicurezza degli impianti e le compensazioni da erogare alle comunità locali chiamate a ospitare gli impianti. Per i primi due o tre siti di ogni graduatoria si è poi stabilito che il soggetto gestore avrebbe avviato uno studio di valutazione di impatto ambientale. La trasparenza e la pubblicità del processo è stata garantita da una costante opera di comunicazione e informazione alle comunità locali. A quattro anni di distanza, la scelta finale della commissione resta ancora valida per la discarica e per i documenti sulle regole di garanzia, mentre la successiva discussione politica hanno portato al riposizionamento del termovalorizzatore, anche per ragioni di economicità di gestione. Tuttavia ad oggi nessuno ha contestato i metodi ed il lavoro della commissione, che anzi ha favorito la crescita delle raccolte differenziate nell’area (Torino arriva comunque al 35%). Sapremo fare lo stesso con Ottana ed evitare l’esplosione di un conflitto latente? Per saperne di più: A. Pillon (2007), Case history: la localizzazione dell’inceneritore di Torino, in Ambiente Italia 2007 (pp. 135-163), Milano: Edizioni Ambiente. |