Personal tools
You are here: Home Argomenti Conti Pubblici e Fisco Più lavoro in Sardegna? Prima, gli obiettivi
Navigation
« February 2012 »
Su Mo Tu We Th Fr Sa
1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29
 

Più lavoro in Sardegna? Prima, gli obiettivi

Document Actions
di Filippo Spanu
La discussione sugli interventi urgenti per il lavoro ( ed il successivo inserimento di una norma nella Finanziaria 2007) difficilmente ci porterà a soluzioni efficaci del problema. La prima cosa da fare è chiarire gli obiettivi. Aggredire le grandi povertà? Aumentare il tasso di partecipazione al lavoro? Ridurre le tensioni nelle aree di crisi? Creare nuovi ammortizzatori sociali regionalizzati?


Nel mondo

"Premessa: seguendo la (lunga) discussione sugli interventi urgenti per il lavoro da inserire nella Finanziaria 2007 sorgevano spontanee notevoli perplessità. Esisteva infatti una evidente mancanza di chiarezza negli obiettivi, il loro possibile collegamento, e la percezione chiara di quali fossero le priorità operative da seguire.

Il risultato del lavoro d’aula non è ancora stato pubblicato (?!?) ed e pertanto è impossibile dare oggi un giudizio definitivo. Comunque, dalla presentazione fatta dalla Giunta e dalle parti politiche, traspare una norma che lascia intatti i dubbi precedenti e, in qualche modo, li amplifica perché rinvia a 60 giorni la definizione di un quadro operativo chiaro ed immediatamente spendibile. La situazione appare confusa ma, forse, fra due mesi potremo saperne di più.

Vale la pena, però, ribadire che la povertà si combatte con lo sviluppo diffuso e con un articolato sistema di welfare. Difficilmente infatti qualche migliaio di assegni di cittadinanza , porteranno ad una soluzione, benché minima, del problema.

L’intervento che segue, nato nei giorni precedenti il passaggio assembleare, evidenzia quindi problemi ancora non risolti"



La discussione sugli interventi urgenti per il lavoro da inserire nella Finanziaria sta assumendo una piega, la solita, che difficilmente ci porterà a soluzioni efficaci del problema.

Prima di tutto, per la mancanza di chiarezza degli interlocutori sugli obiettivi. Cosa si vuole fare: aggredire le grandi povertà? Aumentare il tasso di partecipazione al lavoro ed il tasso di occupazione per alcune categorie? E tra queste quali? Ridurre le tensioni nelle aree di crisi? Creare nuovi ammortizzatori sociali regionalizzati?

Le risorse a disposizione non sono poche ma vanno usate secondo criteri precisi ed obiettivi chiari.

La cosa peggiore che si può fare, infatti, è ritenere che un intervento a pioggia e senza scelte ben ponderate possa risolvere il problema. Un intervento siffatto non solo si rivelerebbe dannoso, ma probabilmente verrebbe speso con difficoltà e lentezza. Come non ricordare, a tal proposito, che il famoso, e troppo rimpianto, Piano del Lavoro del 1998 ha sempre trascinato una mole enorme di residui passivi (320 milioni alla fine del 2006).

Bisogna, quindi, imparare dagli errori passati e non rinnovare norme che si rivelino ancora una volta inefficaci.

D'altronde le risorse in questi anni non sono certamente mancate (per farvi un'idea, guardate i dati 1996-2005 nella rubrica "Diamo i numeri").

La Giunta Regionale, dal canto suo, in attuazione delle Leggi Finanziarie del 2005 (articolo 10) e del 2006 (art. 43), doveva realizzare un piano articolato di interventi che, con risorse cospicue, di varia provenienza, avrebbe dovuto creare lavoro stabile e convertire le professionalità delle aree di crisi verso le produzioni emergenti. La Regione si era inoltre, e finalmente, dotata di una Legge per il nuovo sistema d’Impiego (L.R. 20/05)

Cosa è accaduto?

Negli ultimi due anni il lavoro è incontestabilmente aumentato: la disoccupazione è scesa del 2,3%, e l’occupazione è salita di 20.000 unità , ma sono ancora presenti rilevanti problemi che devono essere risolti. Il tasso di occupazione femminile e giovanile è sempre molto basso, la qualità dei lavori offerti è scadente, le aree di crisi si stanno contorcendo in cerca di improbabili rilanci, la riconversione dei lavoratori è quasi inesistente, i soggetti in difficoltà non trovano una collocazione.

La povertà, così, rischia di diffondersi in un alto numero di nuclei familiari monoreddito con salari bassi , figli e (in vari casi) soggetti in difficoltà a carico.

Di converso, i grandi interventi integrati (200 progetti della progettazione integrata con migliaia di azioni pubbliche e private) tardano a diventare operativi, i nuovi strumenti di accompagnamento e riconversione (contratti di inserimento) non sono stati attivati, l’operatività del nuovo sistema per l’impiego è ancora molto ridotta.

In mancanza di dati ufficiali, diversi elementi portano infine a pensare che il trend della spesa regionale non sia particolarmente brillante. Se si tiene conto che che da questa spesa dipende il 25% del PIL regionale, si può capire come i motivi di preoccupazione, anche su questo versante non manchino.

Sarà quindi bene che si pensi, sì, a significative risorse su alcuni obiettivi, ma soprattutto che si contribuisca a mettere in moto entro tempi certi l’immensa mole di idee progettuali già emerse, e a dare concreta attuazione alle norme da tempo approvate, attivando così una spesa immediata per progetti seri e valutati.

Senza spesa ed obiettivi chiari, infatti, qualsiasi ulteriore stanziamento risulta un inutile specchietto per le allodole.




Volete aggiungere un commento? Inviatelo a commenti@insardegna.eu, indicando il Vostro nome e cognome (obbligatorio) e specificando nel soggetto del vostro messaggio il titolo di questo articolo.


by Filippo Spanu last modified 2007-06-02 10:13

Powered by Plone CMS, the Open Source Content Management System

This site conforms to the following standards:

Bookmark and Share