Così ci vedono
"IN ITALIA, IL CRIMINE PAGA E PUO' FARTI ELEGGERE"
Gli italiani con il voto possono scegliere fra un discreto numero di malfattori condannati o la singolare ballerina da discoteca. Per non parlare degli amici personali, dei parenti e, in un caso, del fisioterapista di capi partito per contribuire a potenziali governi. Il crimine non è squalificante per la corsa ai pubblici incarichi in questo paese, e non è necessariamente necessario possedere delle qualifiche.
La stagione della campagna elettorale per il 62esimo governo italiano in 63 anni ha evidenziato la lunga serie di problemi irrisolti che minano il paese, ostacolando i cambiamenti importanti e bloccando quella che una volta era una celebrata icona di cultura.
Bel paese romantico dai panorami chiazzati di ulivi e piazze ciottolate, famoso per il cibo, la moda e la "bella figura", l'Italia è oggi una terra in cui traboccano corruzione, decadenza economica, noia politica, impunità rampante e uno standard di vita in rapido declino. L'inflazione è fra le più alte dell'Europa occidentale, la crescita è la più bassa. Un numero record di persone dichiara di sentirsi più povera.
La conduzione di attività economiche è una esperienza incerta e frustrante: a meno di essere la mafia, attualmente il più grande business nel paese, che conta per il 7% del PIL secondo Confindustria.
La giustizia raramente funziona: i casi languono non per anni ma per decenni. I membri del parlamento italiano sono i più pagati in Europa ma, secondo molta gente, i meno efficienti, una élite che si auto-perpetua e sembra risoluta nel voler decadere insieme al paese. "Con il suo stile bizantino e decadente, la politica pone l'Italia in un punto di non ritorno", dice il sociologo Luca Ricolfi, autore del caustico volume intitolato "L'arte del non governo".
La mancanza di valutabilità ha continuamente il sopravvento sul dovere civico. E non aspettatevi che queste elezioni cambino le cose. L'uomo in testa è Silvio Berlusconi, un esuberante magnate super milionario di 71 anni, aspirante primo ministro per la terza volta. Sebbene porti una certa misura di stabilità, egli è largamente accusato di aver governato per arricchire se stesso, il suo impero mediatico e i suoi amici stretti.
La lavagna con in testa il nome di Berlusconi comprende anche quello del suo fisioterapista e di un fascista impenitente, così come un buon numero di donne di centrodestra che Berlusconi ha definito "sicuramente più carine" di quelle di centrosinistra. Fra esse c'è una delle voluttuose ballerine che si esibiva normalmente in costumi succinti nei suoi canali televisivi.
Il suo principale oppositore è Walter Veltroni, popolare sindaco di Roma ex comunista che ha cercato di rimodellarsi come agente di cambiamento nonostante i suoi decenni in politica. Veltroni guida una debole coalizione della notoriamente fratturata coalizione italiana di partiti di sinistra e centrosinistra.
L'entusiasmo fra gli elettori è dolorosamente basso. Gli ascolti televisivi per le recenti interviste con Berlusconi e Veltroni sono stati schiacciati dalla riproposta di un film poliziesco italiano.
Gli italiani hanno visto un disastro di governo dopo l'altro: dal disperato, pasticciato tentativo di vendere la linea aerea nazionale alla crisi alimentata dalla mafia della crescente immondizia non raccolta, che ha avvolto il sud e rovinato la commercializzazione della amata mozzarella, sino al prematuro crollo del governo uscente, causato da un singolo politico infuriato per l'arresto della moglie con accuse di corruzione.
Gli italiani si arrabbiano in tali circostanze, ma la loro rabbia di solito non porta al cambiamento. Ci sono molte ragioni, incluso il peso dato alle questioni regionali sopra la coscienza nazionale; la smodata fede nella famiglia e in nient'altro, meno fra tutto l'autorità pubblica; il ruolo palliativo della ancora dominante chiesa cattolica romana.
Inoltre, a parte tutte le lamentele, gli italiani sino a tempi recenti hanno vissuto abbastanza agiatamente. Così, la risposta è fatta piuttosto di rassegnazione, apatia e impotenza: gli elettori sentono che non hanno una reale possibilità di scelta e che il governo non porterà loro benefici, cosa che li allontana ancora di più da un ruolo attivo nella democrazia. Una classe dirigente degenere con un intimo interesse allo status quo blocca ogni reale riforma.
"E' un sistema che sta depredando gli italiani, succhiando le migliori energie del paese, impedendo lo sviluppo di una meritocrazia, forzando tutti a stare al gioco", afferma Alexander Stille, un accademico specializzando in Italia. "L'Italia è sempre stata un posto dove la gente sente che a meno che tu non aggiri o rompi le regole, tutto congiura contro di te".
L'anno scorso un libro per la prima volta ha confermato per filo e per segno i prolungati sospetti di corruzione pubblica. "La casta" è divenuto un best seller che ha lanciato un dibattito durato mesi. Il termine "la casta" è entrato nel lessico nazionale per indicare una pigra e vorace élite politica. Tra le esasperanti rivelazioni del libro:
- i membri del parlamento italiano l'anno scorso hanno avuto i più alti compensi d'Europa (oltre il 50% in più dei loro colleghi britannici, tedeschi e francesi); il parlamento italiano costa più di ogni altro in Europa: 10 volte più della Spagna;
- nell'ultima legislatura, 16 parlamentari sono stati condannati in giudizio (e hanno mantenuto la carica), mentre un'altra decina hanno affrontato procedimenti giudiziari.
"E' impossibile cambiare con le stesse persone", dice Sergio Rizzo, giornalista e coautore de La Casta con il collega Gian Antonio Stella. Sfruttando il malcontento, il comico irriverente Beppe Grillo ha compiuto grandi giri lungo il paese raccogliendo centinaia di migliaia di firme di gente che chiede un limite per le legislature degli eletti e il bando dei condannati dal parlamento. Grillo ha scavalcato i tradizionali media della stampa e radio-tv (che egli crede controllati da speciali interessi) usando internet e un linguaggio diretto per richiamare particolarmente i giovani.
Oggi Grillo schiera un movimento genuino che mette in campo anche candidati regionali. Gli italiani hanno tollerato il loro sistema politico rancido, egli dice, perchè oggi sono essenzialmente sonnambuli. "Facciamo leggi sull'economia, ma non c'è economia. Facciamo leggi sul lavoro ma non c'è lavoro. Abbiamo una costituzione che nessuno conosce. Siamo un paese che non si comporta come nazione". Socievole 59enne con una testa di riccioli d'argento indisciplinati, Grillo è in netto contrasto con la maggior parte dei politici italiani, che si presentano con abiti disegnati e perfetto makeup. Informalmente bandito dalla televisione per il suo stile da "non faccio prigionieri", Grillo ha lanciato una campagna che sollecita l'UE a bloccare l'invio di soldi per i lavori pubblici in Italia, sostenendo fermamente davanti al governo che vengono rubati o sperperati. Successivamente, ha invitato la Germania a invadere l'Italia per salvarla.
Per un momento c'è stato un barlume di speranza che la rabbia pubblica si coalizzasse in qualcosa di più produttivo. Ma poi presto quest'anno il governo Prodi è collassato nel risentimento di una politica gretta, dopo 20 mesi in una legislatura di 5 anni e prima di una riforma del sistema elettorale. Senza cambiamenti in un sistema largamente incrinato, concordano molti analisti, il paese è condannato a un altro round con leaders politici non valutabili, dediti a bisticciare sul potere mentre soffocano le riforme creative.
Fra i vari difetti, il sistema elettorale corrente dà una influenza sproporzionata ai piccoli partiti, qualcuno formato da una persona con un po' di contante. E' stato uno di questi "one-man parties" a buttare giù il governo; e un partito persino più minuto, guidato da un politico chiamato Pizza, ha fatto quasi deragliare queste elezioni quando ha sollevato un putiferio sull'uso del proprio logo di partito.
Gli italiani hanno vissuto con il loro caotico sistema politico per generazioni. L'indignazione ora è tuttavia acuta, perchè molti si aspettano miglioramenti dopo la fine della guerra fredda e lo shock dell'establishment politico con gli scandali di corruzione dei primi anni novanta. Invece, essi hanno avuto un cavalier Berlusconi, e dopo di lui un arrancante Prodi. La consapevolezza che i problemi sono più profondi della scelta di un particolare leader o partito alla fine è divenuta chiara.
"Ci vorrano circa 10 anni per cambiare la classe politica", dice Ricolfi, il sociologo. "Ma il problema è che in 10 anni saremo sprofondati così in basso che non saremo capaci di spingerci fuori di nuovo. Sarà troppo tardi, fine della storia".
(By Tracy Wilkinson, Los Angeles Times Staff Writer, April 13, 2008)