Il XII rapporto Artigiancassa sul credito e sulla ricchezza delle imprese artigiane
Quale influenza ha il credito nello sviluppo delle imprese artigiane? quali politiche pubbliche adottare per le agevolazioni delle microimprese? A distanza di 12 anni dall'avvio della principale Legge di Settore (51/93) il Rapporto Artigiancassa può consentire di vederne alcuni effetti e valutarne i possibili cambiamenti.
Il rapporto Artigiancassa per la Sardegna (estratto del più ampio rapporto nazionale) effettua una fotografia ormai consolidata sulla situazione creditizia e finanziaria delle imprese artigiane, la foto è scatta al 31.12.2006.
Il suo interesse, arrivati a questo punto, è prevalentemente dovuto al fatto che il rapporto rende disponibili numerosi dati , dotati di serie storiche sufficientemente lunghe, per poter capire le dinamiche creditizie che si sono sviluppate nel settore artigiano in questi ultimi 12 anni.
La lunghezza delle serie rende più semplice e corretta l’interpretazione dei numeri; cosa particolarmente utile per questo settore. Va notato infatti che i dati di Artigiancassa colgono con precisione due periodi essenziali e temporalmente quasi equivalenti.
Nel periodo 1995-1999 si dispiega in Sardegna l’attività della Legge 51/93 così come originariamente concepita. Un sistema di incentivi in conto interesse con una scommessa forte sullo sviluppo dei Confidi.
Nel periodo 2000-2005 si riprende l’utilizzo del contributo in conto capitale con una disponibilità di fondi pubblici che, nel tempo, supererà i 400 milioni di euro.
I dati Artigiancassa così, ci possono consentire di leggere numeri interessanti per ragionare sui risultati di queste politiche, raffrontarle ed avere una base sufficiente per poter passare, con altri dati, ad una vera e propria valutazione degli strumenti di incentivazione.
Oltre a questo, ci possono condurre a ulteriori ragionamenti sull’accesso al credito delle imprese con raffronti a livello Provinciale, Regionale e Nazionale.
I numeri
Le 42.649 imprese artigiane sarde nel 2006 hanno fruito di impieghi bancari per 1.150 milioni di euro. E’ una cifra che rappresenta il 5,9% degli impieghi totali nell’isola. La media Italiana è del 4,4% .
La cifra è ragguardevole, nel contesto economico regionale, se si pensa che il resto delle piccole imprese, che assommano a 131.244 unità, hanno impiegato 2.696 milioni di euro.
Un dato pari a 20.542 euro pro capite per le piccole imprese contro i 26.694 euro delle imprese artigiane. Le imprese artigiane, quindi investono più delle altre piccole imprese in Sardegna. Questo dato tuttavia, a valori costanti è praticamente fermo, anzi è in regresso negli ultimi 5 anni.
Nel 2001, infatti, (valori 2006) gli impieghi per impresa artigiana erano pari a 27.375 euro.
- Prima considerazione: il sistema creditizio, nonostante una forte iniezione di risorse pubbliche (che vedremo in seguito), tende a razionare il credito alle imprese artigiane. Le imprese artigiane, comunque, investono più delle altre piccole imprese sarde.
L’incidenza del Credito agevolato
La Sardegna ha, da molto tempo, un sistema di agevolazioni alle imprese artigiane più incisivo e ricco rispetto alle altre regioni.
Scorrendo i dati dell’Artigiancassa, infatti, si nota che anche nella fine degli anni novanta, nel 1997, anno in cui i contributi erano in conto interessi, l’incidenza degli impieghi in Artigianato era significativamente più alta (9,5%) rispetto a quella italiana (5,9%), ma anche di quella di regioni tradizionalmente artigiane. Si pensi alla Toscana (7,9%), al Friuli (5,4%) o all’Umbria (9,1%).
Questo dato, quindi, non può che essere stato influenzato dagli impieghi agevolati.
Già allora, l’incidenza dell’agevolato sugli impieghi era significativamente superiore a quella delle altre regioni: 16,2% in Sardegna contro l’8,8% in sede nazionale. Poche regioni ci stavano vicino.
Il vero e proprio “boom” è avvenuto con la modifica della Legge 51 e l’avvento del contributo in conto capitale. L’incidenza dell’agevolato è raddoppiata nel 2000 (passando al 33,6%) ed è cresciuta fino al 2004 (39,2%) per poi decrescere al 27,4% che permane, di gran lunga, l’incidenza maggiore in Italia, dove la media è del 5,5%.
Ad onor del vero va ricordato che questa situazione coinvolge anche il resto delle imprese sarde. Anzi, le imprese artigiane non sono certamente tra quelle che fruiscono di maggiori agevolazioni. Infatti, le 131.860 imprese non artigiane dell’isola fruiscono in media di 13.500 euro pro capite di impieghi agevolati, contro i 7.386 euro delle imprese artigiane.
Altri numeri rispetto alle imprese non artigiane italiane (3.500 euro) ed a quelle artigiane (2.200 euro).
- Seconda considerazione: In Sardegna le agevolazioni sono molto rilevanti per tutti i settori. L’artigianato, seppure con minore intensità non sfugge alla regola.
- Terza considerazione: gli impieghi bancari sono pesantemente condizionati dalle politiche di incentivazione e si muovono in linea con esse.
Varrebbe allora la pena di capire se, dai dati dell’Artigiancassa, emerga qualche evidenza , positiva o negativa, di questo flusso di risorse in conto capitale.
- Numero delle imprese: un primo effetto chiaro delle disponibilità di risorse per l’artigianato è stato l’aumento delle imprese iscritte all’albo. A partire dall’anno 2000 (37.403 imprese) le iscrizioni si sono moltiplicate arrivando alla cifra attuale di 43.299 (+15,8%). Altri fattori congiunturali e normativi (come il riconoscimento delle srl artigiane) hanno contribuito; ma i tassi di sviluppo delle iscrizioni sarde non hanno eguali in nessuna altra parte d’Italia.
- Utilizzo del Credito a medio termine: è cosa nota che il credito a breve termine dovrebbe avere una funzione occasionale e congiunturale per le imprese e che uno sbilanciamento delle esposizioni verso il breve termine mina la stessa salute finanziaria dell’Impresa. Parimenti lo sviluppo degli impieghi a medio-lungo termine consente benefici sia in ordine alla gestione che ad una corretta capitalizzazione. Nel 1997 l’incidenza del breve termine era, per gli artigiani sardi, del 56,6%, una posizione leggermente migliore rispetto al dato italiano di 63,7%. Da allora le gerarchie sono state lentamente capovolte e questo rovesciamento si è principalmente concentrato nel periodo 2001-2006. Al 31.12.2006 il breve termine riguardava operazioni pari al 44,3% degli impieghi (46,5% in Italia). Sembra di scorgere un trend nazionale ma anche la massiccia quantità di operazioni di credito agevolato a medio e lungo termine ha sicuramente contribuito a questo risultato.
- Capitalizzazione: Non avendo dati precisi sulla capitalizzazione complessiva delle imprese, possiamo però rilevare dal rapporto Artigiancassa che la ricchezza finanziaria delle imprese artigiane sarde è significativamente aumentata per una cifra che, a valori costanti, nel giro di cinque anni è cresciuta del 28%. (da 1.256.390 mila euro nel 2001 a 1.610.000 mila euro nel 2006). Visti gli investimenti di medio-lungo termine di cui sopra, anche la capitalizzazione fisica non dovrebbe smentire questo trend di crescita.
- Intermediazione Confidi: una veloce escursione nel rapporto Fedart Fidi 2007 consente di vedere che negli ultimi anni l’orientamento dei sistemi di agevolazione hanno migliorato anche il grado di penetrazione dei confidi nel settore artigiano. Al 31.12.2006 le imprese artigiane sarde iscritte ai Confidi erano il 12% del totale delle iscritte all’albo (42% la media nazionale) contro il 9% di cinque anni prima. Questo dato, comunque sempre molto basso, mostra una lieve tendenza in positivo ancora molto, troppo timida.
Considerazioni finali
Da queste righe si potrà comprendere come un lavoro come quello compiuto dall’Artigiancassa può aprire molte strade di ricerca utili al regolatore politico.
L’analisi dei dati in nostro possesso dimostra che siamo di fronte ad una realtà molto complessa. Spetta ora alla Regione rendere disponibili gli altri dati per una compiuta valutazione di questa stagione di investimenti ed agevolazioni per le imprese artigiane. L’incrocio con le tipologie di investimento, gli spostamenti tra settori, i confronti tra periodi e diversi tipi di agevolazioni, le analisi sull’andamento dell’occupazione e su altri indicatori di sviluppo delle imprese, l’utilizzo competente di gruppi di controllo, possono portare in tempi brevi ad una migliore conoscenza ed un nuova strategia di supporto alle imprese artigiane.
E’ sicuro che questo non potrà che essere un aiuto all’economia della Sardegna.
Un tale lavoro dovrà comunque coinvolgere anche le associazioni, i confidi, le banche perché le analisi e le soluzioni, serie, vengano condivise al di fuori sterili ed inutili polemiche che già il giorno dopo la presentazione della ricerca hanno fatto capolino in organi di informazione isolani.