La bolla annunciata della Banca del Mezzogiorno
Tratto da lavoce.info
La Banca del Mezzogiorno dovrebbe finanziarsi con obbligazioni garantite dallo Stato. Il risultato sarà un eccesso di liquidità, con molto denaro destinato a impieghi senza futuro. All'inizio il mercato drogato del Sud attirerà capitali che dovrebbero essere destinati altrove. Ma nel medio-lungo periodo, la bolla creditizia scoppierà e procurerà gravi danni ai cittadini che saranno i veri garanti dei prestiti alle imprese del Sud. Una storia non molto diversa da quella di Fannie e Freddie sul mercato dei mutui negli Stati Uniti. E abbiamo visto come è andata a finire.
Il progetto della Banca del Mezzogiorno è duro a morire.
Eliso prima per motivi procedurali, è stato subito resuscitato dal ministro del
Welfare che pochi giorni fa ha dichiarato che la Banca “è un progetto a cui
teniamo moltissimo”.
Ma cosa sarebbe la Banca del Mezzogiorno? È difficile dirlo con esattezza, ma i
commenti apparsi sulla stampa sono stati generalmente negativi. Molti temono
che sarà (se vedrà la luce) un “carrozzone” poco trasparente e molto
politicizzato. Alcuni mettono in dubbio l’utilità di incentivare il credito
al Sud, in assenza di argomenti convincenti che mostrino che la
domanda di finanziamenti da parte di aziende in grado di ripagare i debiti non
sia già soddisfatta dal mercato.
Vi è molto sale in entrambe le obbiezioni (grazie alla formidabile
liberalizzazione degli anni Novanta, ottenere credito al Sud non è più così
difficile come un tempo), e da sole dovrebbero bastare a far accendere la
lampadina del dubbio nella mente dei proponenti. Così sarebbe se vi fosse un
serio dibattito sulla questione: purtroppo manca.
L'elemento di tossicità
Tra le obbiezioni sollevate è assente quella sulla
caratteristica più “tossica” della proposta: che la Banca del Mezzogiorno
dovrebbe finanziarsi con obbligazioni garantite dallo Stato
italiano. Questo aspetto, all’apparenza un dettaglio tecnico, è ciò che rende
la Banca del Mezzogiorno un pericoloso buco nero. Vediamo perché.
Una banca qualsiasi che opera sul mercato è un intermediario che prende soldi a
prestito dai risparmiatori e li rigira alle imprese. Cosa ne limita la
dimensione? Perché la banca non presta a tutti, ma proprio a tutti, quelli che
vanno a chiedere soldi? La ragione è che, man mano che la banca presta,
esaurisce i clienti meritevoli di credito e, se continua, inizia a pescare tra
quelli più rischiosi. I risparmiatori sanno che, una volta
soddisfatta la domanda delle aziende sane, cresce il rischio di finanziare
quelle insolventi e si rifiuteranno di prestare i propri soldi, disciplinando
così il comportamento della banca. È l’interesse del risparmiatore a proteggere
i propri soldi che frena la possibilità che la banca dia i soldi a chi non li
merita.
Con la Banca del Mezzogiorno come la concepiscono il ministro dell’Economia e
quello del Welfare, questo meccanismo è assente. In questa banca i
risparmiatori non correranno nessun rischio: se le aziende a
cui si presta falliscono, paga lo Stato. Perciò i risparmiatori saranno del
tutto indifferenti se la Banca del Mezzogiorno presta ad aziende malate, e
forse saranno anche contenti se, come sembra, le obbligazioni emesse dalla
banca godranno di agevolazioni fiscali. Il mercato del credito sarà “drogato”
da un eccesso di liquidità, e molto denaro verrà destinato a
impieghi senza futuro.
Ma, si dirà, la leadership della Banca del Mezzogiorno impedirà che questo
accada. Tutt’altro. La leadership sarà pure essa ben contenta di giocare questo
gioco, ancor di più se il suo stipendio sarà, come nelle aziende private, in
parte costituito da bonus di produttività intesa come massa di credito
intermediata.
Chi ci perde? Inizialmente le aziende del Nord, perché il
mercato drogato del Sud attirerà capitali che dovrebbero essere destinati
altrove. A seguire, ci si deve aspettare una bolla creditizia,
che nel breve periodo apparentemente gioverà al Sud perché si assisterà a un
boom di imprese che nascono e di imprese esistenti che crescono. Ma nel
medio-lungo periodo, quando scoppierà, procurerà gravi danni ai cittadini che,
alla fin fine saranno i veri garanti dei prestiti alle imprese del Sud ormai
fantasma.
Una bolla già vista
Come mai siamo così sicuri nel prevedere questi sviluppi? La
ragione, purtroppo, è che questa pellicola l’abbiamo appena vista.
Abbiamo vissuto nell’ultimo anno le conseguenze dello scoppio di una bolla
creditizia - quella del mercato dei mutui negli Stati Uniti -
di cui un ingrediente non secondario erano proprio le government sponsored
enterprises - Fannie Mae e Freddie Mac. Sono l’analogo americano del
progetto di Banca del Mezzogiorno,
giacché ciò che ha permesso a queste aziende di “drogare” il mercato del
credito è stato proprio il loro accesso alla raccolta di risparmio garantito
dal governo Usa. Abbiamo descritto altrove come
queste entità abbiano asservito il Congresso americano attraverso le lobby e
l’esborso generoso di danari per finanziare le campagne elettorali. Di
converso, il Congresso ha usato Fannie e Freddie come uno strumento di
redistribuzione nascosta verso i ceti meno abbienti, attraverso i mutui facili.
I risultati li abbiamo sotto gli occhi.
È stupefacente che, proprio nel mezzo della crisi finanziaria più difficile
della nostra generazione e con un debito che sfiora il 120 per cento
del Pil, il governo italiano pensi di creare un “mostro del credito”
che si finanzia con titoli garantiti dallo Stato. Ed è paradossale vedere che
quelli che hanno menato gran vanto di aver previsto tutto della crisi
anzitempo, siano i primi a ignorarne le lezioni più salienti.