Rumore dall'America sulle elezioni italiane
Ecco una discussione senza fronzoli e senza politichese sulle elezioni italiane. Una buona discussione, perché si concentra su due o tre punti essenziali dell'importante vicenda elettorale che si è appena conclusa. Primo: da dove nasce il successo della Lega, e perché il consenso intorno a Bossi è cresciuto così rapidamente in questi due anni? Secondo: Il Pd, che voleva apparire innovativo, non ha capito ciò che succedeva al nord? Oppure ha capito ma non ha saputo/potuto reagire? E se è vera la seconda ipotesi, cosa ha reso difficile la reazione del Pd? Terzo: perché il Pd non ha proposto un modello di federalismo fiscale capace di mettere in crisi il modello di consenso sfruttato da Berlusconi, cioè anti-statalismo al nord, clientelismo statalista al sud? Sulla carta, questo era un punto di evidente debolezza della proposta del Pdl.
Gli interventi che riportiamo qui di seguito fanno parte di una discussione che si è sviluppata nel vivace sito noiseFromAmerika.org, animato da ottimi economisti italiani che insegnano negli USA (per qualche informazione biografica cliccate sui loro nomi). Economisti che amano, come vedrete, un linguaggio diretto e chiaro, e opinioni forti. Proprio ciò di cui abbiamo bisogno per ragionare su questa complicata fase italiana. inSardegna.eu è pronta a ospitare un dibattito di uguale franchezza e chiarezza su elezioni e dintorni, sugli interessi in campo, su chi rappresenta cosa, su chi sta dando le risposte più serie al problema del grave declino del Paese.
Dimenticavo. Il titolo della discussione americana è, invitabilmente: It's the economy, stupid!
(fp)
Declino italiano, federalismo fiscale, settore pubblico costoso e inefficiente:
gli interessi in campo, le scelte politiche di Pd e Pdl
[...]
Domanda: E' possibile stimare i "trasferimenti" dall'amministrazione centrale alle diverse regioni?
Certo che e' possibile farlo, ci sono tutti i dati disponibili, e non si tratta di stime ma di numeri solidi che corrispondono alle imposte incassate e alla spesa pubblica erogata nelle diverse regioni.
Da M.Boldrin e A.Rustichini, La Crisi Italiana. Ipotesi sul Federalismo Possibile, in Gavazzi F., A. Penati e G. Tabellini, La costituzione fiscale, Bologna, il Mulino: 1989.
La tabella presenta un consuntivo regionale in lire italiani delle entrate nette pro-capite, delle spese totali pro-capite e del relativo residuo fiscale: un valore positivo di quest'ultimo indica che l'azione dell'apparato pubblico effettua un prelievo netto di risorse dalla regione in questione, viceversa per un valore negativo.
[Dati in lire 1989]
|
|
Entrate fiscali |
Spesa statale |
residuo pro-capite |
|
Piemonte |
6.390.423 |
5.290.300 |
1.100.123 |
|
V. d'Aosta |
7.544.412 |
15.861.511 |
-8.317.099 |
|
Lombardia |
7.274.966 |
4.889.624 |
2.385.342 |
|
Liguria |
6.402.102 |
8.220.337 |
-1.818.234 |
|
Trentino A.A. |
5.839.034 |
10.343.461 |
-4.504.427 |
|
Veneto |
5.823.802 |
4.997.369 |
826.433 |
|
Friuli V.G. |
6.032.273 |
8.104.856 |
-2.072.583 |
|
Emilia R. |
6.866.064 |
5.686.317 |
1.179.747 |
|
Toscana |
6.036.568 |
6.333.169 |
-296.600 |
|
Umbria |
4.870.608 |
8.324.410 |
-3.453.802 |
|
Marche |
5.354.381 |
6.383.045 |
-1.028.664 |
|
Lazio |
5.905.365 |
6.985.222 |
-1.079.858 |
|
Abruzzi |
4.225.369 |
7.448.693 |
-3.223.324 |
|
Molise |
3.349.679 |
10.383.715 |
-7.034.036 |
|
Campania |
3.228.632 |
6.423.645 |
-3.195.012 |
|
Puglia |
3.386.286 |
6.559.151 |
-3.172.865 |
|
Basilicata |
3.089.402 |
10.547.192 |
-7.457.790 |
|
Calabria |
2.652.144 |
8.537.772 |
-5.885.629 |
|
Sicilia |
3.267.712 |
6.838.494 |
-3.570.782 |
|
Sardegna |
3.883.212 |
8.341.081 |
-4.457.869 |
Il residuo fiscale e' rimasto approssimativamente costante in termini reali, credo sia leggermente aumentato, in termini nominali sara' oggi circa il doppio della misura del 1989 qui riportata.
Questi dati non vengono pubblicati su giornali e TV con una corretta presentazione, perche' sono molto difficili da giustificare e da difendere per lo Stato centrale. In passato, all'inizio degli anni '90 sono stati pubblicati in rare occasioni ma sempre col trucco di includere nella spesa pubblica gli interessi dei titoli di Stato, come se per un cittadino fosse lo stesso riscuotere cedole dei suoi investimenti privati, oppure avere scuole e ospedali funzionanti. Inoltre non veniva mai sottolineato che solo accumulando debito pubblico la spesa pubblica era maggiore delle entrate per tutta l'Italia complessivamente, per cui anche le regioni in pari o leggermente in vantaggio in realta' pagavano piu' di quanto lo Stato ritornava in servizi.
Dalla fine degli anni '90 sia il deficit che gli interessi pagati sui titoli di Stato sono stati ridotti (in termini piu' che altro nominali, in termini reali si e' ridotto piu' che altro il premio di rischio sui titoli di Stato) per cui diventa piu' difficile camuffare i conti pubblici mascherando i trasferimenti di ricchezza: cosi' non e' stato pubblicato piu' nulla, almeno sui giornali che ho letto io.
Stefano Fassina (direttore scientifico del NENS, il centro studi fondato da Bersani e Visco) ha scritto oggi un articolo per l'Unità in cui afferma tra l'altro:
...la capacità fiscale dei territori italiani è molto diversa e ha cause molto profonde, difficilmente reversibili nel periodo di transizione immaginato: ad esempio, in termini di Irpef pro-capite, la Lombardia versa 3 volte l’importo della Calabria; per l’imposta pagata dalle società di capitali, il rapporto tra quanto versato per abitante in Calabria e in Lombardia è 1 a 10; per l’Iva (misurata sui consumi finali di ciascuna regione), tale rapporto è 1 a 2.
Sottolineo che questa è imposizione pro-capite. Un cittadino lombardo, ci dice Fassina, paga in media tre volte di IRPEF quello che paga un calabrese. E, a quanto pare, il salasso non si ferma all'IRPEF ma si estende alle altre tasse.
Chiunque voglia capire perché il PD è così debole al Nord può cominciare da questo articolo. Infatti gli spaventosi numeri di cui sopra non vengono usati da Fassina per invocare una maggiore perequazione contributiva, ma per sostenere (semplifico un po' ma neanche tanto), che il federalismo non si può fare perché al meridione verrebbero a mancare le risorse per sopravvivere.
Nota ai dirigenti del PD: far pagare il triplo di IRPEF agli abitanti della Lombardia che a quelli della Calabria non è servito a vincere in Calabria.
Ma sono le attuali forze di maggioranza (PdL e Lega) che si troverebbero in difficoltà se l'opposizione, cioè il PD, avesse il coraggio di proporre una forma ragionevole di "federalismo fiscale", o almeno il blocco di tutti gli "aiuti" al mezzogiorno.
Davvero? E come, di grazia? E se così fosse, com'è che non l'hanno mai fatto da 15 anni a questa parte?
Come ben sai, io non ho grande stima né dell'intelligenza né della cultura economica e politica della dirigenza del Partito (neo) Dossettiano, ma non riesco a farli tanto cretini come sembri farli tu in questo commento.
Perché mai dovrebbero lasciare inutilizzata per così a lungo una tale opportunità d'oro?
Sandroft
Non ho capito il tuo
commento. Perché penso che il PD sia più stupido di quanto non
sia? Per 14 anni, dai tempi della "macchina di guerra" la sinista
è stata convinta di avere solo lei per investitura ideologica o divina le
capacità ed il dovere di risolvere tutti i problemi dell'Italia. Solo fenomeni
passeggeri come la Lega
o imbrogli mediatici e partiti di plastica come quello di Berlusconi potevano
temporaneamente fermare la gloriosa avanzata. Non è piu' così. I risultati
delle ultime elezioni sembrano aver prodotto una maggiore consapevolezza della
realtà.
Sono convinto che l'ipotesi di interrompere qualsiasi tipo di
"aiuto" al mezzogiorno troverebbe larghi consensi nel popolo della
sinistra. Ho letto l'articolo su l'Unità segnalato da sandro brusco. L'autore
lamenta innanzitutto che all'interno della sinistra si cominci a parlare
di federalismo fiscale. Quindi se ne parla. Ed in effetti se Veltroni e
Rutelli possono inseguire Bossi nelle invettive contro gli immigrati
(che invece sono una delle poche speranze per lo sviluppo) perché non
potrebbero inseguirlo, magari con maggiore competenza tecnica, nel
federalismo fiscale?
L'autore dell'articolo sull'Unità sostiene che le proposte della lega in tema di federalismo fiscale non hanno senso nel breve termine. Forse ha ragione ma cinque anni sono tanti, e l'opposizione non ha proprio il dovere di risolvere tutti i problemi tecnici di attuazione di una proposta a grandi linee ragionevole. Inoltre per alcune spese pubbliche non è difficile arrivare almeno al passaggio dal criterio della spesa storica al principio del costo standard per determinare i flussi di trasferimenti. … Non vedo ragioni per cui una coerente applicazione del principio del costo standard non possa gradatamente essere applicata a tutti i settori della pubblica amministrazione. Sarebbe stupida questa posizione per il PD? Può essere. Forse, in effetti, è più furbo aspettare che sia il centrodestra a deludere le aspettative contraddittorie del suo elettorato, continuando a proporsi come i salvatori della patria per investitura divina, blaterando nel frattempo sul conflitto di interessi o sullo stalliere mafioso di Berlusconi "à la Travaglio".
Michele Boldrin
Sandro, effettivamente NON hai capito il mio commento! Provo a spiegarmi meglio.
Io ho detto: SE davvero queste proposte serie di federalismo fiscale che tu hai in mente (non so quali siano e non conosco la questione FFO delle università) FOSSERO convenienti per il PD e SE, effettivamente, tali proposte POTESSERO creare contraddizioni tra PdL e Lega, ALLORA davvero quelli del PD sarebbero, nel non farle, ancor più miopi ed incapaci di quanto io già non li ritenga!
Non so se mi spiego: per 15 anni hanno avuto l'opportunità di creare contraddizioni in seno al "nemico" senza creare contraddizioni a se stessi, e non l'hanno fatto? Occorre davvero essere tonti!
Ovviamente, siccome nemmeno io li considero COSI' TANTO TONTI, la mia ipotesi è che proposte serie di federalismo fiscale dal Partito Dossettiano non ne arriveranno mai. Perché? Perché è un partito romano, controllato in toto dalla casta e dai livelli alti dei ministeri e dell'apparato dello stato romano "at large". Pensa che ora che fa il sindaco di Bologna se n'è reso conto persino Cofferati! Meglio tardi che mai, no? Forse un giorno scoprirà anche che il sindacato centralizzato fa parte della casta e fa più danni che altro!
Il PD è un partito, quindi, che ha nel DNA dei suoi interessi materiali la necessità di mantenere in piedi lo stato centralizzatore, tassatore ed inefficiente. Guardati le liste dei suoi candidati a queste elezioni: c'era qualche produttore del settore privato a fare da esca, ma il "corpo" era tutto apparato pubblico, a cominciare dall'oramai mitica loro capolista romana che è l'incarnazione dei palazzi della casta. Non solo, anche il pilone centrale della base elettorale del PD è costituito dai dipendenti del settore pubblico, i quali avrebbero solo da perderci dall'attuazione di un regime di federalismo fiscale serio.
Se a questa "struttura materiale" ci aggiungi la "sovrastruttura ideologica", di tipo catto-comunista e quindi statalista-centralista, il quadro è completo. Per questo il federalismo non può, nel modo piu' assoluto, venire dal PD. A meno che il PD non si spacchi in due ...
Sandro Brusco
Io credo che sia vero che se il PD facesse una seria proposta di federalismo fiscale che interrompa una volta per tutte il modello di acquisizione del consenso al sud a botte di tassazione mostruosa al nord allora il PdL sarebbe in serissima difficoltà. Per una ragione molto semplice: il PdL è un partito che ha la sua maggior forza al Sud, e questa tendenza si è notevolmente rafforzata in questa elezione (tra un po' farò un post di analisi più approfindita dei risultati, ma da una lettura preliminare la tendenza è chiarissima).
La domanda seria, che mi sono posto la prima volta 15 anni fa e a cui non sono mai riuscito a dare una risposta compiuta, è perché mai il centrosinistra non usa questa opportunità. In ordine decrescente di importanza i seguenti motivi mi appaiono plausibili: 1) la classe dirigente del centrosinistra è parte integrante della casta e detesta qualunque provvedimento che ne riduca i privilegi e il potere; qua si parla di ridurre veramente tasse e spesa (nell'ordine del 10% del PIL, se vogliamo esser seri), e quindi il potere e i privilegi della classe politica. 2) la classe dirigente del centrosinistra è avversa al rischio. Anziché tentare la nuova avventura di un'alleanza vera con le classi produttive del nord (non solo con la grande impresa, come ha fatto Veltroni) preferisce continuare il piccolo cabotaggio continuato finora, che la vede perdente la maggior parte delle volte ma garantisce comunque una certa quota di potere 3) malintesi richiami ideologici favorevoli alla redistribuzione tra regioni ricche e regioni povere. I fattori ideologici a mio avviso sono poco rilevanti, su queste cose sono tendenzialmente marxista (nel senso di "è la struttura che determina la sovrastruttura"). Il primo e il secondo fattore sono invece secondo me importanti, anche se non costituiscono una spiegazione interamente soddisfacente. In fondo per il centrosinistra non è un bel vivere, ridotto a sperare che gli avversari facciano sciocchezze clamorose. Bisogna essere veramente tanto avverso al rischio per non tentare un'altra strada.
Aggiungo che mi piacerebbe condividere l'ottimismo di sandroft sul fatto che il PD stia finalmente uscendo dalle secche su questo tema, ma non ci riesco proprio. Di federalismo fiscale nel centrosinistra se ne parla da tanto, non da oggi, e a dir la verità l'art. 119 della costituzione riformata dall'Ulivo non è affatto male. Il problema è che quando poi bisogna passare dalle enunciazioni di principio ai fatti concreti non succede mai nulla. Né il periodo 1996-2001 né il breve periodo 2006-2008 hanno visto un'azione incisiva in questa direzione. Al contrario, l'oppressione fiscale del nord sembra essere peggiorata.
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