Un appello per la ricerca in Italia
Ecco un appello importante, che arriva al momento giusto anche in Sardegna, proprio mentre si discute su come applicare la legge regionale sulla ricerca. L'appello propone poche, semplici ma fondamentali cose. In particolare, ci ricorda che "in Italia fino ad oggi solo una quota marginale dei
finanziamenti per la ricerca scientifica ... e' assegnata
secondo procedure di peer-review, ovvero in base a valutazione
scientifica nel merito, regolamentata, anonima, competente, terza e
indipendente. ...
"In Italia sono ammesse procedure di finanziamento che permettono il
negoziato diretto, al di fuori di ogni controllo, tra pubblica
amministrazione e ricercatori, gruppi di ricercatori, o istituzioni
scientifiche. Queste procedure sono contrarie ai principi e alle forme
che ispirano e regolano il finanziamento nei Paesi in cui la promozione
della scienza è considerata interesse pubblico ...
"È urgente che le forme di valutazione che assicurano il successo
della scienza, e dunque il miglior uso del denaro pubblico, siano
tradotte in norme e regolamenti dello Stato, uniformi e comuni a ogni
singolo finanziamento, qualunque sia l'organo della pubblica
amministrazione che lo gestisce ..."
Ecco il testo completo dell'appello (per adesioni, andate alla pagina de ilSole24Ore.com).
Appello al Presidente della Repubblica
Signor Presidente della Repubblica
Ci rivolgiamo a Lei, per
l'interesse che ha mostrato al ruolo fondamentale della ricerca
scientifica nel nostro Paese e per la necessità non procrastinabile di
correggere le modalità del suo finanziamento.
In questo momento le forze politiche che si candidano a dirigere il
nostro Paese stanno presentando I loro programmi elettorali nei quali
la ricerca, fino ad oggi, non ha trovato alcuno spazio. Rischiamo
quindi, ancora una volta, che l'interesse si concentri su problemi a
breve e brevissimo termine, tralasciando le prospettive strategiche di
sviluppo di cui la ricerca costituisce strumento indispensabile.
Rivolgiamo a lei questo appello affinché le forze politiche si
impegnino fin d'ora a sviluppare strumenti adeguati al rilancio della
scienza in Italia, concretizzando poi questi impegni non appena sarà
formato il nuovo Governo.
Un'obiezione che viene assai spesso sollevata a giustificare il
mancato sviluppo della scienza in Italia è la insufficiente
disponibilità dei finanziamenti. Questo appello non ne richiede
necessariamente un aumento ma si concentra soprattutto sulle modalità.
In particolare, in Italia fino ad oggi solo una quota marginale dei
finanziamenti per la ricerca scientifica in generale e per la ricerca
nelle Scienze della Vita ed in Biomedicina in particolare e' assegnata
secondo procedure di peer-review, ovvero in base a valutazione
scientifica nel merito, regolamentata, anonima, competente, terza e
indipendente.
In ambito pubblico, questo inficia gli interessi della pubblica
amministrazione, introducendo nella decisione considerazioni di ordine
extra-scientifico, quali, pregiudizi ideologici, pressioni personali,
contiguità, appartenenza e conflitti di interesse. Inficia inoltre la
qualità della scienza, che della competizione intellettuale libera da
pregiudizi si alimenta. Inficia infine il contributo della scienza alla
soluzione dei problemi di interesse sociale, che solo un sistema di
valutazione trasparente e competitivo permette.
In Italia sono ammesse procedure di finanziamento che permettono il
negoziato diretto, al di fuori di ogni controllo, tra pubblica
amministrazione e ricercatori, gruppi di ricercatori, o istituzioni
scientifiche. Queste procedure sono contrarie ai principi e alle forme
che ispirano e regolano il finanziamento nei Paesi in cui la promozione
della scienza è considerata interesse pubblico, e nei Paesi in cui la
scienza attinge i massimi livelli qualitativi.
È urgente che le forme di valutazione che assicurano il successo
della scienza, e dunque il miglior uso del denaro pubblico, siano
tradotte in norme e regolamenti dello Stato, uniformi e comuni a ogni
singolo finanziamento, qualunque sia l'organo della pubblica
amministrazione che lo gestisce, e qualunque sia la rappresentanza
della comunità scientifica chiamata alla valutazione per peer-review.
Se la scienza e' patrimonio comune del paese, le regole di fondo per la
sua amministrazione non possono essere materia incerta, politicamente
opinabile, o modulabile in ambito accademico.
È urgente che diventi norma dello Stato, da realizzare senza
ritardi, che nessun finanziamento pubblico per la ricerca scientifica
possa mai essere erogato senza un formale e regolamentato processo di
peer-review. Inoltre, al fine di facilitare la definizione e
l'applicazione di regole, è necessario procedere al più presto
all'istituzione di una singola agenzia di finanziamento, che prenda
origine dalla comunità scientifica di più alto profilo, nazionale ed
internazionale, con la funzione di organizzare e uniformare i processi
di valutazione e selezione delle proposte scientifiche per tutti gli
organi dello Stato e delle Regioni che amministrano le risorse
specificamente destinate alla ricerca nelle Scienze della Vita e in
Biomedicina.
Il modo in cui la si finanzia pesa sulla qualità della scienza più
del volume di risorse che alla scienza sono destinate. La qualità della
scienza, come la buona amministrazione pubblica, sono fini generali
della comunità civile e dello Stato. E' urgente iscrivere la questione
tra le priorità della politica. La comunità scientifica italiana
custodisce un patrimonio prezioso di esperienza nazionale ed
internazionale, garanzia insostituibile di efficacia e di correttezza.
Il contributo intellettuale e civile della comunità scientifica alla
regolamentazione dell'amministrazione della scienza è per questo
imprescindibile.
Paolo Bianco, Università di Roma La Sapienza
Ranieri Cancedda, Istituto Ricerca sul Cancro (IST), Università di Genova
Elena Cattaneo, Università di Milano
Stefano Di Donato, Istituto Neurologico Besta, Milano
Pier Mannuccio Mannucci, Università di Milano, Presidente del Gruppo 2003
Jacopo Meldolesi, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
Giovanni Romeo, Consorzio Progen e Università di Bologna