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Venti di recessione: una ricetta anti-crisi

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di Francesco Pigliaru *

Qualcuno si è accorto che c'è la recessione? Non tra i politici regionali, a quanto sembra. Mentre il resto del mondo corre alla ricerca di soluzioni, qui latitano dibattito, proposte, azioni concrete. E la sessione di bilancio sembra condannata ai soliti lenti e fumosi riti. Eppure dovremmo avere più preoccupazioni di altri, perché noi non possiamo limitarci ad affrontare l’emergenza recessione: dobbiamo anche combattere le cause del nostro lungo declino. Ecco qualche proposta su come affrontare insieme i due problemi.


Se l’economia italiana e quella sarda fossero sane, le cose sarebbero più semplici. La recessione è arrivata e coinvolgerà l’Italia per almeno tutto il 2009. La Sardegna subirà conseguenze del tutto simili, come è sempre successo: la nostra regione segue le vicende economiche nazionali con piccole e spesso trascurabili differenze.

In economie sane le recessioni si curano con la ricetta di John M. Keynes: quando il sistema si avvita in una spirale di sfiducia, il settore pubblico deve intervenire per ridare coraggio ai privati, ai loro consumi e ai loro investimenti. Capita però che l’economia italiana e quella sarda non siano in buona salute, e dunque tutto sarà più difficile. In situazioni straordinarie come questa, per esempio, i governi finanziano i loro interventi indebitandosi. Noi però abbiamo già accumulato un debito pubblico tale da rendere inattuabile quella soluzione. I nostri interventi dovranno essere finanziati più con tagli di spesa che con ricorso a nuovo debito: una soluzione politicamente molto più complicata.

La seconda causa dei nostri problemi è che nei guai, profondi e strutturali, noi ci siamo già da almeno quindici anni. Il nostro peso economico in Europa diminuisce a un ritmo impressionante a causa di una popolazione che invecchia e che ha livelli di istruzione del tutto inadatti a un paese moderno.

Secondo recenti calcoli, se non corretti questi problemi determineranno un declino di quasi 20 punti percentuali del reddito pro-capite da qui al 2050, al netto dell’attuale recessione. Questo disastro potrà essere evitato solo se molte più persone, soprattutto donne, e molto più istruite, parteciperanno al mercato del lavoro. Come è facile intuire, tutto ciò vale per la Sardegna come e più che per l’Italia.

In una parola, non possiamo limitarci ad affrontare l’emergenza recessione. Nello stesso tempo dobbiamo anche combattere le cause del nostro lungo declino.

Alla ricerca del doppio dividendo

Non è un compito impossibile. Prendiamo il problema dell’invecchiamento della popolazione. Per compensare le conseguenze negative di questa tendenza, bisogna puntare sul tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro. In Danimarca lavora il 73,3% delle donne, in Italia il 46,6%, in Sardegna meno del 40%. Un enorme spreco di risorse e di talento. Per migliorare le cose, la via maestra è finanziare costose politiche di sostegno alle famiglie, per le quali l’Italia ha speso finora molto meno (0,9% del Pil) di quanto hanno speso in media gli altri paesi europei (2,3%). Queste diverse scelte di spesa si traducono in risultati disastrosi per una donna italiana che intenda entrare nel mercato del lavoro: meno del 9% (e in Sardegna meno del 4%) dei minori di 0-3 anni trova posto in asili nido comunali; in Danimarca, dove si investe quasi il 4% del Pil per politiche di questo tipo, l’accesso è garantito al 64% dei bambini di quell’età.**

Seguire l’esempio danese vorrebbe dire sostenere da subito le famiglie nella costosa gestione dei figli, favorire l’entrata nel lavoro delle donne e più in generale consentire all’intero sistema di produrre più ricchezza.

Ecco dunque un’area nella quale è possibile affrontare insieme l’emergenza e i problemi strutturali. Problemi e soluzioni sono altrettanto chiari anche nell’altra area cruciale per combattere il nostro declino, quella dell’istruzione. Anche qui, l’intervento pubblico può offrire immediato sostegno alle famiglie mentre investe sul futuro. Pochi altri interventi infrastrutturali e a sostegno temporaneo dell’accesso al credito delle imprese basterebbero per avere in mano un buon piano di azione.

Nel frattempo, in Consiglio regionale e in viale Trento...

In tutto questo la politica ha grandi responsabilità. Ne è consapevole? I segnali che si colgono nelle cronache politiche regionali non sono incoraggianti. La sessione di bilancio minaccia i soliti ritardi e rischia di incastrarsi in schermaglie di nessun rilievo per i problemi discussi fin qui.

Per abbandonare questi vecchi riti, tutti dovrebbero adeguare i propri comportamenti alla gravità della crisi attuale. La Giunta regionale dovrebbe dare l’esempio, chiarendo da subito non solo su quanti soldi si può contare nel 2009, al netto delle nuove, miopi, incomprensibili proposte di includere nel calcolo risorse che saranno disponibili solo in futuro; ma chiarendo anche quanti di quei soldi potranno davvero essere spesi nel 2009 per politiche discrezionali, senza violare il patto di stabilità tra stato e regione. Su questi punti per ora non c’è sufficiente chiarezza.

Ancora, la Giunta dovrebbe proporre nel Dapef un pacchetto di interventi definiti con un dettaglio sufficiente da poter essere rapidamente discussi nel merito, e chiedere che la manovra venga approvata entro il 31 dicembre. I consiglieri della minoranza dovrebbero essere guidati da un simile senso di responsabilità: di fronte a proposte chiare e tempestive dell’esecutivo e a un credibile e condiviso quadro delle risorse disponibili, dovrebbero accettare di approvare la proposta, modificata o meno, nei tempi previsti. Sarebbe una scelta politicamente generosa per far arrivare rapidamente il sostegno pubblico a chi in questa crisi rischia di più. E in fondo non è neppure escluso che alla fine i comportamenti responsabili paghino buoni rendimenti, persino in politica.



* Da: La Nuova Sardegna, 8 novembre 2008, pp. 1-20.

** Per una analisi approfondita delle cause e delle conseguenze del basso tasso di attività femminile in Italia e in Sardegna, e per una discussione delle politiche necessarie per aumentarlo, rimando a due articoli di Adriana Di Liberto su inSardegna.eu dai quali ho ripreso alcuni dei dati citati sopra:


by Francesco Pigliaru last modified 2008-11-14 18:07

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