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Dietro la quinta

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di Annalena Manca *

Una scuola di qualità è il presupposto essenziale per una società che vuole progettare il proprio futuro.... su questo tema è incentrato il Quaderno Bianco sulla Scuola: … Rafforzare la nostra dotazione di capitale materiale e immateriale è condizione indispensabile per tornare su un sentiero di sviluppo. Il miglioramento della qualità della scuola, valorizzando la funzione e la dignità dell'insegnare, ne costituisce una priorità: può accrescere una mobilità sociale inadeguata, sospingere la produttività che ristagna, consolidare e diffondere il godimento pieno dei diritti di cittadinanza.
L'esperienza con cui Annalena Manca vuole raccontare la ricerca di qualità nella scuola si muove sapiente e curiosa su un palcoscenico speciale: il teatro. Ne traduce le sue immagini e i caratteri dei protagonisti: allievi, insegnanti, famiglie. Il racconto di questa esperienza, vuole contribuire a rendere più visibili le indicazioni del Quaderno, quando parla di talento e impegno nella scuola e del suo ruolo per un futuro pensato.


tra le quinteIo credo che sia importante dire prima di tutto che ogni voce che racconta della scuola - e del teatro nella scuola - sia una voce dentro un insieme di voci e di silenzi.

Importante e parziale allo stesso tempo e nella stessa misura.

Penso con sempre maggiore convinzione che la scuola sia antitelevisiva, ogni volta che frettolosamente e solo angolarmente viene considerata e presentata.

Immagino invece occasioni dove la pazienza, la passione e la varietà dei casi alimentino una continua possibilità di cambiare, rivalutare, scoprire e integrare punti di vista.

La narrazione … teatro di formazione teatro nella formazione

Vi parlo quindi da un ennesimo angolo: scuola primaria romana, quartiere Nomentano-Italia, un periodo di osservazione e lavoro di oltre 15 anni. Io sono quello che si chiama un insegnante-operatore, perché quando ho cominciato a fare la maestra avevo un’esperienza nel teatro di base, che ho maturato in Sardegna a partire dalla fine degli anni Settanta per un decennio circa, prima di andare a Roma.

Il teatro, da insegnante, in classe è arrivato quasi subito, in vari modi e con rispondenze via via diverse, a seconda dei gruppi e delle mie curiosità: le esperienze che ritengo più significative sono di contaminazione: con l’animazione musicale, o con le drammatizzazioni su contenuti scientifici; infine, cosa che faccio attualmente, con il lavoro di trasformazione di testi cosiddetti classici da parte dei bambini, sui quali ritorno periodicamente: Romeo e Giulietta, il Sogno di una notte di mezza estate, Canto di Natale di Dickens, Sotto il bosco di latte di Dylan Thomas.

Mi chiedo: c’è stato un anno di scuola senza teatro? No. Quando mi viene chiesto “ perché lo fai ?” vedo che finora non ho mai immaginato il mio lavoro senza teatro, e mai ho vissuto un anno di scuola senza fare teatro. Anche quando il passo è stato difficile, o il momento circoscritto.

La rappresentazione …

Qualcosa sta cambiando nei bambini. Sembrano diventati più “difficili” i giochi, le semplici attese del giro, impacciati i movimenti; basso il volo di fantasia rispetto a musica, colori, camminate, voci; immiserito il lessico delle verbalizzazioni. Il desiderio invece di essere in scena con una “recita” era, è invece molto forte. Da qui il giudizio: le mie proposte non mediano bene come una volta il passaggio graduale “verso” il teatro, il cosiddetto processo, il percorso. Prima era: se si va in scena - ancora adesso ci credo - si fa generalmente in quinta, dopo lezioni aperte, dimostrazioni di lavoro, drammatizzazioni brevissime. E tutto era divertente, interessante. Attualmente il “discorso del percorso” si è mostrato, si mostra molto incerto, faticoso, mentre l’interesse per il prodotto è molto vivo. Mentre per me per il prodotto ci vuole più “testa” , più attesa, più tempo soprattutto. Più tempo.

Perché non c’è scuola senza teatro? La risposta in parte me la sono data. Il teatro dà qualità alla scuola. Io credo che il mio mestiere cambierebbe, a non fare teatro. Personalmente ne ho bisogno perché genera relazioni, solidarietà e creatività, di quel tipo extra-ordinario che permette a un insegnante – torniamo concreti, a me – di rimanere allegro, inventivo, comunicativo e operoso. Perché altrimenti l’istituzione-scuola tende a essere deprimente, conformista, pigra.

Ma l’altra parte? I ragazzi? Io insegnante, o operatore, teatrante, con i ragazzi? Che dicono, che pensano, loro?

I have a dream …

Da tempo scelgo sempre storie che parlano di un sogno. C’è sempre un sogno; la realtà c’è , ma spesso sono idream sogni a dire la verità. Mi sono sentita monotona per molto tempo, ma di recente ho avuto una diversa visione del mio ricorrere al sogno: e se fossi anche una che non fa solo quello che vuole, ma che sente senza saperlo quello che serve ai suoi allievi?

Nel mio caso, proprio sognare.

Che sanno, i bambini, sui sogni? Che cosa ne fanno? Cosa sognano i genitori di questi bambini, per loro? E per loro stessi? E se avessi sentito proprio che i ragazzi sognano poco? Che il silenzio è anche dell’immaginazione, della generosità personale, della famiglia che neanche ti chiede della scuola ? Figuriamoci se richiede del teatro.

Insomma: pochi sogni, ma desiderio di ribalta. In mezzo cosa c’è? Io lavoro su questo terreno. Proponendo, se ci riesco, un tempo lungo, si spera divertente, in cui diventare parte di un gruppo che fa una cosa che da soli non si fa. Perché la scuola bella da soli non si fa.

Prima della prima… voci tra le quinte

Adesso basta maestri. La parola ai bambini.

Nella mia scuola, la classe quinta D sta preparando una messa in scena di Sogno di una notte di mezza estate. Il gruppo ha seguito per quattro anni un iter di esperienze, dal gioco-movimento alla costruzione di brevi drammatizzazioni, fino all’approccio con Shakespeare, legato ad attività di giochi, conversazioni, invenzioni sui personaggi e sui loro modi di vestire, sull’ambientazione.

Tutte cose intrecciate alla didattica disciplinare: si è discusso, scritto, disegnato, ragionato e inventato parecchio. Ora che siamo all’ultimo anno, si va in scena “ come i grandi”. A metà lavoro, ci prendiamo uno spazio per raccogliere le idee, attraverso un questionario. I ragazzi e le ragazze che hanno partecipato sono in tutto 20. (vedi tabella).


Aspetti positivi, aspetti da migliorare ( anche più di uno)

tab. alm











* dove non indicata la quantità, il parere è singolo


La seconda parte del testo propone completamenti di frasi aperte: La scuola senza questa esperienza di teatro sarebbe … Il teatro fa vedere che …

Rispetto ad alcuni ambiti i pareri sono compatti: l’aggettivo noiosa configura la sponda della scuola senza teatro; Il teatro fa vedere che si è bravi, espressivi, che se ci si impegna si ottengono dei risultati, anche se non è facile. In un caso fa vedere che non si devono giudicare gli altri. Il teatro fa vedere che è molto semplice, e che qualcosa di molto semplice può diventare speciale.

Il teatro è fatto per me perché

Perché mi esprimo

mi sento sciolto e immerso nel teatro

nel personaggio

ho una buona memoria

adoro i costumi di scena

mi diverto e mi impegno insieme

mi diverto quando provo

così imparo più attività

mi fa rilassare

si deve imparare a leggere e a fare teatro

Dopo a casa porto

felicità e desiderio di fare un’altra recita

emozioni tantissime

felicità felicità felicità

e soddisfazione

un sorriso

esperienza

la felicità e il copione per ripassare

una sensazione di divertimento entusiasmo

il copione

Il teatro si perde quando

non c’è concentrazione perdiamo il controllo

ci si comporta male

uno non si impegna

uno non collabora

si fa casino

si è troppo piccoli e si ride su ogni cosa

si fa chiasso e si diventa inconcentrati

si perde quando non si fa per un po’

si perde il copione o solo un foglio

si perde la voglia

non ti concentri e pensi ad altro

ti metti a ridere e fai il cattivo

tutti iniziano a ridere delle battute degli altri

facciamo i cretini durante le scene

perdiamo tempo


Il teatro smette di essere importante quando… a questa proposta diversi non danno un seguito. I pareri raccolti si suddividono in diversi filoni, tutti importanti a mio parere: livello di motivazione che cambia dovuto ad altre priorità, per esempio compiti e interrogazioni da sostenere, crescita e cambio di scuola, quindi impermanenza. Queste risposte alludono anche a un nuovo confine, il passaggio al territorio dell’adolescenza, a un tempo in cui non c’è più tempo per certe cose, c’è altro da fare: ma come è fatta, percepita, la scuola degli adolescenti rispetto a quella per i bambini? Perché si sente così tanto che non ci sarà più tempo?

Il teatro smette di essere importante quando

Non si fa, non ti interessa, te ne infischi, non ti concentri

Nessuno si diverte più, hai altri pensieri importanti per la testa.

Si fanno altre materie. Non c’è la maestra [ che fa l’attività di teatro, N.d.R ]

Finisce la recita, non abbiamo nessuna commedia.


Quando i miei alunni da adolescenti ricordano l’esperienza del teatro fatta da “piccoli”, ritornano sempre sugli stessi punti: ci vuole un maestro, ci vuole un posto, ci vuole anche un vivere che permetta il tempo di fare teatro, perché il teatro prende tempo e impegno, e richiede un ambiente che alimenti riguardo, e calma. Io sento trasparire da queste immagini anche la perdita dello spazio e del tempo per il gioco.

Comunque il teatro è anche

una specie di paese in cui vado perché mi diverto molto

divertente e interessante

una cosa che ti serve nella vita

un momento di relax una forma di svago

una forma di impegno e di serietà

un modo di esprimere le opinioni

un modo di esprimere le mie emozioni

un po’ difficile - molto difficile

La terza parte riguarda il lavoro dell’operatore, il mio lavoro.

A. fa teatro perché le piace [ ricorrente] , perché si diverte con noi, perché vuole realizzare il desiderio di portare in scena uno spettacolo con noi.

A. sa che: per noi è importante,che è difficile ma con l’impegno si possono fare cose bellissime, che noi siamo bravi e espressivi, che se ci mettiamo siamo capaci; sa come ci comportiamo e cosa fare; sa che non ci deve rimproverare a vita; sa insegnarci, sa che come insegna lei è giusto; sa tutte le emozioni di noi; sa i nostri punti deboli; che non bisogna perdere tempo e che non bisogna giocare in certi momenti.

A. vorrebbe insegnarci nuove cose e farci divertire insieme a lei; vorrebbe che noi ci comportassimo bene, portare in scena tutto quello che recitiamo, che noi siamo bravi, che fossimo più bravi, più concentrati [ ricorrente] , che non perdiamo tempo a fare sciocchezze, vorrebbe la serietà,che imparassimo le parti a memoria, vorrebbe fare la recita entro novembre.

A. non capisce perché facciamo chiasso e per cosa ridiamo, non capisce quando ci scateniamo, perché ci prendiamo in giro a vicenda e facciamo gli stupidi durante il lavoro; non capisce come mi vorrei vestire; che proviamo a impegnarci; non capisce perché roviniamo tutto sul più bello; non capisce quando è il momento di smettere teatro perché ci comportiamo male; non capisce quando uno sta in pensiero, quando siamo tristi o no, e dovrebbe cambiare. Annalena non capisce che ci piace molto questa attività, che quando ci scateniamo è perché ci vogliamo divertire.

Io vorrei che A. dicesse più spesso

bravi sei molto brava siete bravi siete bravi

ce la possiamo fare

le cose per correggermi

di imparare le parti a memoria

di non ridere

che noi siamo bravi che siamo bravi

che sono espressiva che io sono brava

che dicesse andate avanti non arrendetevi

che dicesse recitare non è una cosa sciocca

che si provano i costumi

ll sogno: la scuola che vorremmo essere

Una di queste mattine mi sono svegliata più presto del solito, e il pensiero è andato alle prove di teatro. pavo realHo visto un pavone bello turchino, che passeggiava regale, a coda bassa. C’è un celebre ritratto di Elisabetta Tudor con un pavone. Penso che questa immagine non si sia presentata a caso, nel periodo in cui si lavora al Sogno. Ci vedo vanità, ricchezza, ma anche mistero. Non sai mai quando quel ventaglio si aprirà, e quando succede, il pubblico si meraviglia, e poi la scena si ribalta, lo spettacolo è fatto da cento occhi, i bambini che guardano a loro volta chi li sta guardando.

Se come insegnante non ascolti, se non cambi anche tu, se non metti in moto dei sogni, la scuola può avere qualità? Se non chiedi impegno personale, dedizione, senza un fare pensato per coinvolgere, la scuola può avere qualità?

Sono andata a rileggermi La mia scuola ( a cura di Chiesa – Trucco Zagrebelsky, Einaudi 2005). Qui Marco Damonte:” Privi di esperienze reali e concrete, i giovani d’oggi come quelli di ieri sono chiamati alla vita, alla quotidianità mediante un percorso tutto in salita. Ma sono viziati dagli inganni della società, dei mass-media, della tecnologia, che prospettano loro un percorso facile. L’esperienza gli insegna però presto che facilità non fa rima con felicità e che, come scrivono spesso nei loro diari la parola successo precede la parola sudore solo nel dizionario”.

Per avere sorpresa bisogna seminare sorpresa. Non è una condizione facile, né permanente. Per ora rimango del parere che non ci sia risultato senza l’esperienza concreta, il famoso sudore. Nelle parole dei ragazzi che stanno lavorando con me, c’è tutto questo. Sono contenta, più che contenta, che nella loro esperienza convivano aspetti diversi, che sottoscrivo e condivido in pieno, totalmente. Ognuno di quei fogli potrei averlo scritto io.






accademia degli scrittori muti* Annalena Manca, sassarese, nel 1983 è socio fondatore della Compagnia Teatro La Botte e Il Cilindro di Sassari, ora Teatro per l’Infanzia e la Gioventù. Dal 1988 vive e insegna a Roma. Nell’ambito della scuola realizza laboratori sui linguaggi espressivi, specialmente teatrali. Sullo stesso argomento, collabora alle attività della Giunti Scuola con articoli e corsi per insegnanti. Nel 2001 per la Botte e il Cilindro ha pubblicato “Teatrario- Lessico per il teatro e per la scuola”, con Sante Maurizi. Nell’ottobre 2007 è uscito il suo primo romanzo, “L’Accademia degli scrittori muti”, Edizioni il Maestrale.

[A Serra San Quirico, in provincia di Ancona, c’è la sede dell’A.T.G. (Associazione Teatro Giovani) , che promuove la conoscenza del teatro prodotto dalle scuole, a livello nazionale e internazionale, attraverso incontri di studio, seminari, esperienze di scambio, tra cui la Rassegna Nazionale di Teatro della Scuola e la Scuola Estiva di Teatro Educativo. Il testo è parte di un contributo alla tavola rotonda “ Una poetica e un glossario per il Teatroeducazione: testimonianze” , che si è tenuta a Serra nello scorso novembre.]



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by Annalena Manca last modified 2007-12-19 21:09

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