I parlamentari e Galileo
Quelle del Parlamento caotico, del Parlamento totalitario e del Parlamento ideale sono metafore che esprimono una diversa combinazione di integrazione e complessità. Come scrive un brillante neurobiologo, le regole della buona politica sono le stesse della coscienza critica studiata dalle neuroscienze con metodo galileaiano.
“Immaginiamo per cominciare un Parlamento caotico, in cui ogni membro è occupato a curare esclusivamente i propri interessi, in una confusione assordante dove ciascuno riesce a sentire al massimo ciò che dice il vicino di banco, ma niente di più. È facilissimo dividere un Parlamento di questo tipo in due metà tali per cui, qualunque cosa dica una metà dei parlamentari, ciò fa ben poca differenza all'altra metà. Per quanto dall'esterno possa ancora sembrare un Parlamento, e un Parlamento assai vivace, in realtà è un Parlamento che non è in grado di integrare informazione, salvo un poco tra vicini di banco. Nonostante la grande confusione, la complessità del Parlamento nel suo insieme è assai scarsa. Ma visitiamo ora un Parlamento totalitario. Uno solo parla e tutti ascoltano, e tutti si comportano esattamente allo stesso modo: l'unanimità è perfetta. Anche nel caso improbabile che ci sia permesso di mettere in bocca a una metà dei membri un sacco di proposte diverse, tanto per vedere che effetto fanno, l'altra metà risponderà sempre e comunque all'unisono. La risposta è sempre la stessa perché i membri del Parlamento marionetta, da bravi scolaretti, sono attentissimi a uniformarsi agli altri colleghi: non si permetterebbero mai di sgarrare ed esprimere un parere diverso. E così la metà non perturbata risponde sempre all'unanimità. Le risposte possibili sono di conseguenza ben poche, e la complessità è minima. Un Parlamento simile è un Parlamento perfettamente integrato. Costituisce indubbiamente un complesso, ma un complesso privo di qualunque differenziazione, un complesso privo di complessità. Immaginiamo infine un Parlamento ideale, un Parlamento i cui membri interagiscono costruttivamente, ma preservano grande autonomia e individualità di vedute. Ogni membro di conseguenza ascolta attentamente gli argomenti degli altri colleghi e, a seconda del proprio punto di vista altamente originale, offre una risposta differenziata e specifica. Il Parlamento è integrato e differenziato al tempo stesso: è un Parlamento che costituisce un complesso complesso, come costituisce un complesso complesso il cervello di Galileo.” Il testo di cui sopra non è di un politologo, ma del neurobiologo Giulio Tononi, 46 anni, da 16 emigrato negli USA, Università del Wisconsin, autore di “Un universo di coscienza” (Einaudi), scritto insieme al nobel G. Edelman, e di “Galileo e il fotodiodo” (Laterza), dal quale è tratta la citazione. Di Tononi si è parlato recentemente per la sperimentazione condotta dal suo gruppo di ricercatori sulle forme d’onda magnetica in grado di favorire il sonno profondo: se ne è parlato con una certa distorsione giornalistica, perché Tononi più che un inventore di futuristiche macchine del sonno è uno studioso “galileaiano”, un matematico sperimentatore che usa la tecnologia per indagare le basi neurologiche della coscienza e del sonno. La metafora del “parlamento italiano” è usata da Tononi per illustrare la complessità misurabile della coscienza (un avvincente estratto lo si trova QUI). E’ una metafora che può essere capovolta. Ovvero si può partire dal funzionamento di ciò che può definirsi coscienza, con la interazione complessa di singole componenti che producono continuamente e mutevolmente integrazione e identità, per chiedersi se nei consessi democratici dei parlamenti e dei consigli regionali, a cominciare naturalmente da quello sardo, c’è qualcosa che si può chiamare “coscienza politica”. Espressione da intendersi non in termini vaghi e sfumati, ma nel senso preciso e catalogabile di cui alla definizione precedente. E quindi: nel Consiglio Regionale sardo quanto c’è del “parlamento caotico”, scarsamente integrato e povero di complessità? Quanto del “parlamento totalitario”, altamente integrato rispetto al volere di un plenipotenziario e tuttalpiù capace, in uno dei suoi due emisferi, di “fare proposte diverse per vedere l’effetto che fanno”, pertanto sempre povero di complessità? E quanto del “parlamento ideale”, i cui membri “interagiscono costruttivamente ma preservano grande autonomia e individualità di vedute”, unendo così integrazione e complessità? Infine, con quali iniziative, dibattiti, mobilitazioni e leggi si può migliorare anzitutto la coscienza di questo stato e poi lo stato di questa coscienza? Volete aggiungere un commento? Inviatelo a commenti@insardegna.eu, indicando il vostro nome e cognome (obbligatorio) e specificando nel soggetto del vostro messaggio il titolo di questo articolo. |
