Le mie zie e i rifiuti campani
Ieri mattina, mentre i ragazzi delle scuole di Ozieri scioperavano contro lo smaltimento dei rifiuti campani nella discarica della città, le mie zie mi hanno chiamato per dirmi che non capivano come potessi essere favorevole a che il mio paese di origine diventasse “la pattumiera d’Italia”.
Il coinvolgimento della nostra regione nelle strategie messe in campo per affrontare la catastrofe ecologica prodotta dalla gestione dei rifiuti in Campania ha prodotto l’ennesimo scontro a tutto campo e a diverse scale.
I commenti odierni [11 gennaio] sulla Nuova Sardegna di Giorgio Macciotta e Giorgio La Spisa esprimono con chiarezza due dei punti di vista possibili rispetto alla situazione creatasi.
Qualche riflessione ulteriore può forse essere fatta, non sul piano giuridico (che lascio ad altri), ma su quello più strettamente legato alla partecipazione al processo decisionale.
E’ assolutamente lecito che cittadini e amministratori, che hanno assunto un atteggiamento virtuoso rispetto a temi di interesse generale, possano manifestare il loro dissenso rispetto al comportamento improprio di altri cittadini e di altre amministrazioni. Nel caso specifico, una parte della nostra regione ha dimostrato di poter avere un modello di gestione dei rifiuti comparabile con quello delle migliori realtà del paese. Ma il dramma della Campania non è solo un problema locale, è una sconfitta del Paese e della sua immagine internazionale e per questo è doveroso chiedersi cosa si voglia fare perché sul piano politico e su quello penale i responsabili paghino.
Ma a parte questo, un’azione volontaria di sostegno per il superamento dell’emergenza è un’azione che va nella direzione dell’interesse collettivo e non solo dei cittadini campani. Ma un’azione volontaria si costruisce col consenso e con la partecipazione informata dei cittadini. Per le mie zie l’unica notizia era l’arrivo della spazzatura a casa loro (e loro sono capaci di fare il 54% di raccolta differenziata, come gli altri cittadini ozieresi). Per questo penso che la decisione di accettare lo smaltimento nell’isola di rifiuti della Campania sia una decisione giusta, ma ancora una volta si è sbagliato nelle modalità della scelta, che doveva essere condivisa e partecipata. E questo vuol dire coinvolgere nel processo decisionale i rappresentanti istituzionali locali e con essi i cittadini. Le mie zie, che convivono da decenni con le famiglie napoletane insediate ad Ozieri, avrebbero a denti stretti ammesso che era giusto contribuire a sottrarre la popolazione campana da una situazione tragica. Ma esse per prime devono sapere con chiarezza qual’è l’impegno richiestogli.
Le giuste battaglie dell’IRS sullo smaltimento clandestino dei rifiuti a Porto Torres paiono avere poco a che vedere con lo scontro di ieri sera e forse hanno prestato il fianco a strumentalizzazioni da parte di chi, oltre al solito Savonarola del sabato, non può certo vantarsi di avere avuto finora un atteggiamento virtuoso nella gestione dei rifiuti urbani. In questo momento i dati contenuti nell’Ottavo Rapporto sulla Gestione dei Rifiuti Urbani in Sardegna sono più indicativi di qualunque altra riflessione: la virtuosità non passa dai grandi centri urbani ma dai centri minori. Sono le mie zie a tenere in piedi un sistema che altrimenti avrebbe arricchito pochi (come ha fatto, politicamente e finanziariamente) e ci avrebbe condotto (o potrà ancora condurci) al collasso. Ma su questo si potrà tornare a riflettere.
Volete aggiungere un commento? Inviatelo a commenti@insardegna.eu, indicando il vostro nome e cognome (obbligatorio) e specificando nel soggetto del vostro messaggio il titolo di questo articolo.