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Magalli e l’inutilità della scienza

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Dal novembre 1999 all’ottobre 2008 sono passati solo nove anni. Non sono passati invano. Nel frattempo siamo riusciti a spendere oltre 100 miliardi delle vecchie lire nelle stesse aree dove l’insensatezza delle nostre azioni ha ieri sparso nuovamente morte.

Chi dedica una parte del proprio tempo a cercare di spiegare ai nostri ragazzi come sia inutile poter credere di dominare la natura senza tenere in alcun conto processi che da milioni di anni organizzano il mondo, si sente ancora una volta inutile. Chi ha collaborato a spiegare questo rischio, lavorando con equipes di tutta Europa (si vedano i risultati del progetto Medalus e l’intervista del Prof. A. Aru sulla Nuova di oggi), sente il peso della propria voce dispersa nel vento. Chi ha contribuito a scrivere il Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna ha tristemente atteso che i fatti di nove anni fa si ripetessero.

Che altre parole usare? Dobbiamo trovare la forza di dire che non possiamo continuare a vivere di cultura dell’emergenza spendendo ingenti cifre per il ripristino a posteriori. Troviamo il coraggio di dire che in certe zone le case non ci possono stare e debbono essere abbandonate. Abbiamo utilizzato Magalli per far credere ad un eden che può esistere ma non dove lo si è fatto, forse possiamo utilizzarlo per spiegare dove si dovrebbe realmente stare. Altrimenti ha ragione il Presidente del Consiglio, questa università che predica nel deserto non serve, cambiamo mestiere.

by gs last modified 2008-10-23 10:22

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