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Mamma mia dammi 5 euro... Episodi di scritture a distanza

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di Annalena Manca con Savina Dolores Massa

In occasione di un incontro a Macomer per la Mostra del libro sardo, ho ascoltato Savina Dolores Massa raccontare un episodio della sua infanzia. Ho trasformato le cento lire di allora in cinque euro, non ho svelato la fine, e ho chiesto ai miei alunni di terza elementare di continuare la storia, chiedendo in seguito all’autrice e protagonista di dire la sua. C’è tanto da leggere, non riesco a togliere nemmeno una storia, non aggiungo. Scrivere è anche non scrivere oltre.


C’era una volta una bambina che aveva cominciato a fare la prima elementare.

Dopo qualche settimana di scuola, in classe arrivò una signora. Portò una grande scatola piena di libri. Ognuno costava cinque euro.

La libraia spiegò che l’indomani lei sarebbe tornata. Così la bambina andò a casa e chiese i cinque euro alla mamma.

Ancora non sai leggere, – disse la mamma. – Che te ne faresti?

La bambina non rispose nulla.

 

Magia

La piccola non si arrese. Tutto il pomeriggio a pensare: Idea!

Mamma, mi ricordo che la maestra di magia inglese ci ha letto un incantesimo per chi non sa ancora leggere: “Tu leggerai se la pozione farai…” Vediamo se mi ricordo… sì, dunque faceva così: sal pep, pomodor, melanzan, banan, uovmagia

Vuoi sapere che ho capito?

Sì.

Zero spaccato, si vede proprio che è inglese inventato! Vabbe’, ti aiuto: “ sale pepe, pomodoro, melanzana, banana, uova…” , ecco la pozione.

Che schifo, ha un sapore amaro, ma almeno adesso so leggere.

Il giorno dopo la mamma le diede cinque euro e lei si comprò il libro, e la storia si conclude qui!


Tre anni dopo la bambina era già in terza, ritornò la libraia come tutti i lunedì, la bambina rivide lo stesso libro che aveva visto in prima. E infatti lo prese, quando lo aprì scoprì che quel libro era magico! E allora vide fate che volavano, dinosauri che parlavano, e c’era anche un bottone che la faceva entrare nel mondo della magia. Difatti lei è entrata, e quando è arrivata tutti gli animali l’hanno nominata la Regina del mondo della magia!

 

La bambina va dal cugino Filippo di cinque anni e gli chiede: Mi insegni a leggere?

No, neanche io so leggere.

Allora la bambina va dalla nonna e le chiede: – Mi insegni a leggere?

La nonna le dice: No, sono troppo vecchia, è meglio che vai da una maga.

La bambina le dice: Grazie, nonna,    corre subito dalla maga e le dice: Mi fai la magia per farmi imparare a leggere?

Sì, te la faccio subito… “fai che la bambina impari a leggere”!

La bambina corre a comprare il libro e fu felice e contenta.


Aiutanti

La bambina, che si chiamava Sara, andò in camera sua con le lacrime sul viso ma… dopo un po’ prese il suo cellulare e chiamò la sua amica del cuore che si chiamava Livia e le disse: Mia madre non mi vuole dare cinque euro perché non so leggere. Puoi portarmi tu dieci euro, così lo compro e quando avrò la paghetta ti darò i soldi?

Livia disse: Ok.

Il giorno dopo a scuola viene la libraia. Livia diede i soldi a Sara e comprò i libri. Sara ricevette la paghetta e la diede a Livia.

Sara va a casa e disse alla mamma: Ecco il libro che volevo: Livia mi ha dato i soldi e io l’ho ripagata con la paghetta.

Sara, visto che non sapeva leggere, guardava le illustrazioni.

 

assistenteLa bambina tornò dalla mamma e provò a insistere: Mamma io voglio quel libro… ma la mamma rispose: No! Sei troppo piccola!  

La bambina Sofia ( così si chiamava) allora uscì fuori, e vide un signore molto stanco che stava sistemando il giardino. Sofia prese al volo l’occasione per guadagnare qualche soldo, andò, il signore la accolse molto volentieri. Sofia esultò e in poco tempo finirono. Il proprietario fu felicissimo. Sofia non sapeva che lui era un libraio: la fece entrare in casa e: uao, pieno di libri!

Il libraio le disse: Scegliti un libro per premio! – Sofia disse: - Grazie!  - E trovò il libro che tanto voleva!

Tornò a casa e si mise a leggere ad alta voce. La mamma rimase stupita… sapeva leggere!

 

La bambina disse alla madre con astuzia: Mamma, io so leggere, ce l’hanno insegnato dal primo giorno.

No, Elena, non fare la furba che ho parlato con la tua insegnante la settimana scorsa e ha detto che vi avrebbe insegnato tra dieci giorni.

Arrivò il padre che disse alla moglie: No, Sara, nostra figlia con questo libro imparerà a leggere prima. – Così disse papà Fabio.

Grazie papà!!! Ti voglio tanto bene! – La bambina non stava più nella pelle. Il giorno dopo la libraia tornò e disse: Ora bambini passerò per ogni banco, mi darete i cinque euro e mi direte quale libro volete.

Quando la libraia arrivò da Elena, Elena disse con entusiasmo che voleva il libro "Il bene e il male". Tornata a casa corse dai genitori dicendo: Mi fate imparare a leggere?

Sì, Elenina.

Elena finì il libro proprio il giorno prima che i bambini imparassero a leggere e lei fu la più brava della classe.

 

Arrivò il papà, tornato da lavoro. La bambina gli spiegò e il papà le ricordò che lei aveva i soldi suoi. Allora lei prese i soldi suoi e il giorno dopo comprò il libro, che era sui fantasmi. Tornò a casa, per fortuna la mamma non la vide. Incominciò a guardare le figure del libro e ci entrò, nel mondo dei fantasmi. Un fantasma la vide, si prese un colpo e la portò in prigione. Venne la notte, lei stava rinchiusa dentro la gabbia, al mattino si svegliò e… il fantasma

finalmente se ne era andato e lei era rinchiusa e aveva il libro ma le immagini erano della sua camera. Le guardò e… puff!! Tornò a casa felice e contenta.

equilibri


Fortune e sfortune

La bambina era molto triste, se ne andò in giardino, lì il suo cane le venne subito incontro a consolarla; la mamma si affacciò alla finestra e la vide così triste (quasi le faceva pena) , così la chiamò e le diede i cinque euro. La bambina quasi scoppiava dalla gioia: corse a scuola (si era messa i soldi in tasca) e correndo le scivolarono due euro: la bimba pensava che non le importava se non sapeva leggere, e che col tempo avrebbe imparato. Arrivò, tirò fuori i soldi dalla tasca e… c’erano solo tre euro. Corse a casa, se ne fece dare altri e corse, ma i semafori erano tutti rossi, dovette aspettare un po’, la bimba arrivò proprio quando la signora se ne stava per andare via; le diede i soldi e si comprò il libro.

Un giorno che stava camminando per la via la bambina trovò cinque euro. Allora lei era molto contenta. Tornò a casa: - Mamma, ho trovato cinque euro, mi posso comprare il libro.

La mamma rispose: Non lo puoi comprare. La bambina disse: Sì che posso.

Invece non puoi!

La mamma le prese i cinque euro e li strappò, la bambina si mise a piangere. La notte era arrivata e i genitori si erano addormentati. Allora lei prese altri cinque euro, si addormentò come un “piromizzo”, però prima i soldi li nascose. L’indomani andò a scuola e comprò il libro che le piaceva. La mamma si accorse e gridò: Hai preso i miei soldi!

Quando la figlia uscì da scuola le diede tanti schiaffi in pubblico e pensate gliene avrebbe dato ancora ma la bambina è scappata ieri.

 

La povera bambina dopo un anno disse a sua madre : - Ho imparato a leggere, posso comprare quel libro?

Sì, ecco a te i cinque euro.

Allora la bambina tornò alla libreria e non vide più il libro di magia che voleva. Disse a un signore: Sai per caso chi è stato l’ultimo ad aver preso il libro di magia?

Sì.

E chi è?  - disse la bambina. Il signore disse: Il mago Puzzonck.

Grazie - disse la bambina. Allora andò dal mago Puzzonck e disse: Mago Puzzonck, per piacere mi può dare il libro di magia?

Sì ma prima devi prendermi la mela più piccola di quell’albero.

La bambina prese la mela come un gioco da ragazzi.

 

La bambina, Marlin, pregò la mamma di darle i cinque euro, ma la mamma le disse di no. Il giorno dopo Marlin prima di andare a scuola entrò in un negozio e mentre il commesso era girato rubò cinque euro. Uscì di scatto dal negozio e corse a scuola. Alle otto e quaranta entrò e dopo un’oretta arrivò la libraia e vendette il libro a Marlin.

Marlin dopo tornò a casa e la mamma scorse un rettangolo sotto la maglietta di Marlin e gridò: - Hai comprato il libro!

Marlin corse in camera sua e si mise a piangere. La mamma dopo salì in camera di Marlin e ne parlarono. In seguito uscirono tutte e due e fecero pace.


E così, ad un Convegno sulla letteratura al femminile, ho conosciuto la scrittrice Annalena Manca. Si sa, a volte avvengono incontri anche di pochi minuti, capaci di aggiungere geroglifici alla memoria. Alcune volte i geroglifici rimangono indecifrati, altre no. Ma io divago, adesso. E’ una cattiva abitudine, dicono in molti. Per me un dono, se voglio fare la scrittrice. Al Convegno raccontai una storia, non so perché, ma mi giunse da lontano all’improvviso, pronta ad essere scaraventata fuori dalla bocca. Adoro raccontare i ricordi, quando li ho. Di me seienne (si potrà dire?), senza denti davanti, alta molto, molto meno della lavagna della prima classe elementare. Di me ancora analfabeta. Bambina povera in fiocco azzurro e grembiule nero. Che aveva avuto per amici solo gatti formiche e cornacchie, sino ad allora. E anche in classe aspettava che la maestra, nera di lutto, gracchiasse da un momento all’altro. Forse lo desiderava anche, per sentirsi più a casa.

Venne in classe un signore, un giorno, di novembre, con un valigione di libri. In vendita per i bambini. Io li vidi. Non ricordo nessun titolo, ma perfettamente i loro colori profumati non di pervinche, o di menta, o di nespole. Ma di un odore assolutamente nuovo. Nulla che somigliasse al profumo di fango delle mani di mio padre, né a quello delle preoccupazioni che aleggiava da mia madre. L’odore di quei libri mi procurò il primo grande inarginabile desiderio della mia vita, abituata com’ero a non domandare mai niente. Convinta forse di possedere già qualunque fortuna da destino. Ogni libro era in vendita per cento lire. Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar..., si cantava anni prima. Babbo la cantava, ogni tanto, tra le lattughe, se non pioveva. Non c’è mai andato in America. E’ rimasto tutta la vita nel cerchio della sua città. Mamma no, non l’ho mai sentita cantare niente. Divago? Perdonatemi. Quelle cento lire non me le diedero, perché, Non sai ancora leggere. Ma so guardare!, avevo protestato, poco, poco avvezza a protestare. A Mussi il gatto rosso dissi, Leccami il pianto. Trascorsi una serata di tormenti sconosciuti. Mai li avevo vissuti, non per un paio di scarpe, non per un gelato, non per una bambola. Per quel libro rubai le cento lire dal leggero borsellino di mia madre, con una piccola mano tremante, con un senso di colpa che mi ingrassò di dieci chili. Cento lire che potevano servire per un litro di latte, per un pane. A scuola comprai il libro. E’ stato in assoluto il mio primo acquisto. A casa, fissandomi le punte dei piedi dissi, La maestra li ha regalati a tutti i bambini. Sul fatto che fosse anche la prima bugia in assoluto non garantisco.

E’ vero, ancora non sapevo leggere, ma annusai e accarezzai le parole. Vi lessi ogni cosa che desideravo. Questa è la storia che Annalena Manca, scrittrice ma anche educatrice, ha raccontato ai suoi allievi, chiedendo loro come avrebbero agito, al posto mio. Non più cento lire, ma cinque euro. Soldi di carta. Barchette.

Nelle storie dei bambini di Annalena sono emerse personalità appena nate, ma già con una loro strada che intuisco. Come segnata. Le reazioni di fronte ad un desiderio non compreso, negato, sono molteplici. Quasi sempre vi ho visto lotta, per quel desiderio, e questo mi è piaciuto molto. Ogni lotta differente, e questo mi è piaciuto ancora di più. C’è chi si affida alla saggezza materna, in un primo momento, ma poi fugge, in quei mondi di magia che solo i bambini ancora rispettano. Sperano ancora negli incantesimi, capaci di farli più grandi, se è vero che solo i grandi hanno i diritti. Tentano, loro, di spiegare ad un adulto che ha scordato l’infanzia, che un libro può essere tatto, può essere occhi e olfatto, prima di “contenuto”. Ho intravisto bambini con la consapevolezza che la cultura è un potere in grado di rendere chi lo possiede “Regine” o “Prime della classe”. Ho fiutato competizione e ambizione. Così come ho fiutato personalità che perdono poco tempo a piangersi addosso, poiché hanno già sviluppato il senso pratico necessario ad affrontare la vita. Alcuni bambini di soldi già ne dispongono per grazia ricevuta, altri sanno di doverseli guadagnare. E’ un minuscolo clone dei grandi questo mondo emerso. Io ho tremato. Spero immensamente verrà protetto.

Savina Dolores Massa


by Annalena Manca last modified 2009-06-09 11:09

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