Perché Walter Veltroni
Perché Walter Veltroni segretario del PD? Indico le mie cinque ragioni. La prima: Veltroni è stato tra i primi dirigente politici del centrosinistra a parlare - in un isolamento quasi totale e tra molti scetticismi, quasi dieci anni fa - della possibile trasformazione dell’Ulivo in partito, anzi, ancora più precisamente: della trasformazione dell’ Ulivo nel Partito Democratico. Allora le condizioni non c’erano: però quella era una suggestione importante, una idea che ha permesso all’Ulivo di fare i passi in avanti che ha fatto in questi anni. Tenere accesa quella che sembrava una prospettiva irrealizzabile, va oggi considerata come un esempio di politica capace di non schiacciarsi sul presente, di guardare al domani, di avere “pensieri lunghi”, sogni, utopie. La sua candidatura quindi alla guida del PD è un fatto quasi naturale.
La seconda, Veltroni - pur essendo un leader identificabile in modo preciso con la sinistra, con una componente culturalmente ben definita del costituendo PD (è stato dirigente del PCI, poi del PDS, direttore de l’Unità, Segretario nazionale dei Ds) ha saputo sempre collocare la sua azione politica oltre gli steccati e le appartenenze strette di partito. Tra tutti i possibili segretari del PD - non solo quindi tra quelli in campo in questa competizione -era ed è oggi sicuramente quello più di altri in grado di evitare la tanto temuta fusione a freddo tra i DS e la Margherita, e, al contrario, di garantire la contaminazione tra culture, il meticciato politico culturale di cui il PD avrà un bisogno vitale, l’apertura a personalità nel gruppo dirigente che non vengono dai tradizionali percorsi della politica, la valorizzazione di giovani e donne in ruoli di responsabilità nel nuovo partito.
La terza: tra i candidati in corsa è quello che più di tutti è riuscito ad unire la riflessione sul partito che verrà al progetto di paese, al programma fondamentale che questo partito dovrà avere e proporre agli italiani. Gli altri candidati hanno dedicato forse troppo tempo a dire cosa non erano, a definirsi in negativo rispetto a Veltroni, o hanno preferito spostare il dibattito sulle incongruenze del regolamento delle primarie. Tutti argomenti che possono aver colpito gli addetti ai lavori ma che di certo non hanno appassionato il grande pubblico che si aspetta dal PD risposte concrete e vuole sapere quale saranno gli obbiettivi del PD per il paese. In questo Walter è stato coraggioso e chiaro nel comunicare al paese un messaggio di innovazione culturale e programmatica del PD, ma anche attento a non manomettere, a non turbare i precari equilibri della coalizione che sostiene i governo di Romano Prodi. Ha presentato un programma in 25 punti. Un programma non demagogico, non un libro dei sogni dunque, ma un progetto per il paese realista e realizzabile, che contiene parole nuove per il centro sinistra in materia di riforme istituzionali e di riduzione dei costi della politica; di nuove politiche del lavoro e di tutela del lavoro precario; di difesa del territorio e tutela dell’ambiente;in materia di sicurezza e tutela della legalità.
La quarta ragione , forse la più importante. Spero che questo governo completi la legislatura. Sinceramente , non ne sono del tutto sicuro. So per certo che il centrosinistra alle prossime elezioni non può pensare di ricandidare Romano Prodi. Da oggi andava costruita un alternativa credibile e autorevole. Da oggi andava scelta una carta da giocare nel 2011 o anche da giocare subito, nel caso precipitasse la situazione nel centrosinistra. Cercare un link tra guida del PD e leadership del paese era quindi una scelta naturale. In Sardegna non avevamo questo problema, ed è per questo che non ho condiviso la candidatura del Presidente della Regione a segretario del PD in Sardegna. A livello nazionale non poteva quindi che essere scelto come segretario il più popolare leader dei partiti che costituiscono il Partito Democratico. Parliamoci chiaro: nel caso fosse candidato premier Veltroni, tra gli uomini e le donne del gruppo dirigente del centrosinistra, sarebbe quello con più possibilità di sconfiggere definitivamente Berlusconi. E’ stato sicuramente uno dei migliori sindaci di Roma della storia. Da quella postazione ha saputo costruire rapporti ottimi, ma non subalterni con il Vaticano. Il mondo della cultura italiano e anche internazionale in lui riconosce un punto di riferimento importante. Evidentemente non ha dimenticato che la svolta sulla valorizzazione dei beni culturali e dell’immenso patrimonio artistico del nostro paese ha preso piede con lui alla guida nel 1996 di ministero, quello dei beni culturali, sino ad allora lo considerato di serie B. Il suo impegno sui diritti umani, e a favore del continente africano, prima da segretario dei DS e poi da Sindaco di Roma gli ha conferito prestigio internazionale. La sua popolarità è anche forte nel Nord del paese.
La quinta, quasi non conta perché è più personale. Ad ogni modo, la dico lo stesso: ho avuto modo di conoscere bene Walter Veltroni, ho lavorato con lui a Roma, quando lui ricopriva l’incarico di vicepresidente del consiglio e poi di segretario dei DS. Allora svolgevo il ruolo, prima di segretario nazionale dell’organizzazione giovanile e poi di responsabile delle politiche dell’immigrazione. Ho avuto modo di apprezzarne le capacità umane e politiche. Ha una capacità di lavoro fuori dal comune, l’unico che in questo può contendere il titolo di Stakanov a Piero Fassino. Mi ha sempre colpito, tutte le volte che ho discusso con lui di un problema, la sua straordinaria curiosità culturale, la sua franchezza nell’ammettere di dover approfondire un problema, il suo bisogno di capire sempre, prima di adottare una posizione politica, gli orientamenti e il sentire delle persone comuni, gli umori della società. E’ straordinariamente bravo nel lavorare in squadra. nel valorizzare l’apporto di tutte le intelligenze e nel far capire a chi collabora con lui l’utilità del proprio lavoro. Ha indiscusse capacità di comunicare, e anche questa è una dote importante nella politica di oggi. Ha coraggio e non ha paura di dire cose scomode o che possono non essere, in quel momento, condivise da tutti. Infine sa dare sempre in ogni cosa che fa, in ogni posizione che prende un idea alta della politica, un'idea bella e nobile, non strumentale, non viziata dalla necessità di tutelare rendite di posizione personali o di gruppo. Anche per questo è rispettato dagli avversari politici. Stimo tutti gli altri candidati, in particolare Enrico Letta a cui anche per ragioni anagrafiche mi sento sicuramente legato, ma penso sinceramente che oggi il PD e domani il paese abbia bisogno della guida di Walter Veltroni .