Bilancio 2006 e Corte dei Conti: Ossimori, pere e mele
Il Bilancio della Regione Sarda è oggetto, ormai da alcuni anni, di una disputa tecnico-politica relativa ai cosiddetti anticipi d’entrata proposti dalla Giunta Regionale e successivamente approvati dal Consiglio (LL.RR 21/2006, 2/2007 e 3/2008).
Si tratta, come molti sanno dell’utilizzo in termini di anticipazione d’entrata (e conseguenti residui attivi) di future disponibilità, previste per gli anni a venire (dal 2010). Queste disponibilità sono legate alla presunzione di maggior gettito derivante dal nuovo sistema di compartecipazione fiscale sancito dalla Legge 296/06 (commi 834-840).
Su tale scelta la Corte dei Conti della Sardegna, a Sezioni Riunite, aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale, trovando riscontro positivo dalla Suprema Corte con sentenza n.213/2008 [1].
E’ fortemente presumibile che anche le anticipazioni d’entrata, formulate nei Bilanci 2007 e 2008, siano oggetto della stessa eccezione (da parte della Corte dei Conti) e sanzione (da parte della Corte Costituzionale). Per questo si dovrà attendere il giudizio sui relativi Bilanci consuntivi in quanto, come noto, la Corte dei Conti non controlla i Bilanci di previsione. Infatti, la stessa Corte Costituzionale, pur dichiarando inammissibili le medesime questioni relative al Bilancio di previsione 2007, precisa:
“Deve, poi, dichiararsi l'inammissibilità delle questioni proposte in ordine all'art. 2, comma 1, lettere a) e c), della legge della Regione Sardegna n. 2 del 2007, per non rilevanza delle stesse nel presente giudizio.
Tali disposizioni, effettivamente ispirate al medesimo principio di cui all'art. 2, comma 7, della legge della Regione Sardegna n. 21 del 2006, non riguardano, infatti, l'esercizio del 2006, oggetto del giudizio di parificazione, non constando che, in applicazione di esse, sia stata effettuata alcuna iscrizione nel bilancio per l'anno 2006 della Regione.”
InSardegna.eu ha già affrontato più volte l’argomento (vedi articoli in archivio) rilevando che la forzatura delle regole è stato non solo un errore ma anche un clamoroso autogol rispetto ad una partita nella quale la Giunta può tranquillamente affermare di aver compiuto un profondo, impegnativo, e per molti versi vincente risanamento del Bilancio rispetto alle condizioni trovate. Questo perlomeno fino a tutto il 2006.
Tale impressione trova conferma nel giudizio di parificazione delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti per l’anno 2006 espresso finalmente l’11 dicembre us (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_124_20081212140415.pdf), giudizio ottenuto positivamente, però, solo dopo aver modificato il bilancio conformemente alla citata Sentenza 213/2008.
Fin qui le questioni certe ed acclarate.
La politica e l’informazione però, soprattutto in tempo di elezioni, tendono a confondere le acque, mischiando gli elementi in modo frequentemente irrazionale e/o capzioso.
Capita allora che un noto Docente universitario (link) pur di affermare la veridicità e l’originalità dei suoi assunti, componga vari editoriali di critica alla Giunta Regionale in parte giustificati (sull’anticipo delle entrate censurato dalla Corte) ed in parte ingiustificati (sulle poste relative alla compartecipazione IVA per gli anni 2004, 2005 e 2006, assolutamente non oggetto di suddetta sentenza).
E capita che il Presidente della Giunta Regionale tenga una conferenza stampa nella quale, per contrattaccare il noto Docente universitario, viene illustrato il concetto che il giudizio di parificazione, ottenuto dopo una sonora bocciatura della Corte Costituzionale e la conseguente correzione del bilancio, sia invece una vittoria.
Tutto questo perché si mischiano, artatamente, le pere con le mele.
Per ordine.
La giusta critica del Professor Beniamino Moro sull’anticipazione delle entrate infatti si è unita ad una critica sbagliata circa l’inserimento di 500 milioni di euro nel Bilancio 2006 (UPB 03036, Capitolo 12.90.100) quale frutto dell’accordo tra Stato e Regione circa le quote di compartecipazione IVA per gli anni 2004, 2005 e 2006.
Si tratta di risorse certe, individuate a seguito di accordo tra Stato e Regione sul livello di compartecipazione dell’IVA per gli anni citati, così come previsto dall’articolo 38 del DPR 250/1949. La questione non è minimamente toccata dalla Corte Costituzionale nella Sentenza 213 e trova la sua fondatezza in norme che in buona parte nulla hanno a che vedere con quanto previsto dalla sentenza stessa. L’unico aggancio logico potrebbe essere legato alla modalità con la quale (comma 835 della legge 296) lo Stato prevede di adempiere (trasferimento di 25 milioni per 20 anni) ma la Corte dei Conti spiega chiaramente che l’attuazione è effettuata non in virtù del comma 835 ma dell’Accordo, che è certo ed esigibile.[2]
Si può semmai discutere, dal punto di vista del principio contabile, se, trattandosi di risorse che affluiranno in tempi graduali, andasse valutato il costo dell’approvvigionamento in caso di necessità di cassa (tramite mutuo). O meglio, se questo costo dovesse essere oggetto di ulteriore trattativa con lo Stato.
Ma è certo che con l’accordo IVA lo Stato prende un impegno di copertura per gli anni 2004, 2005 e 2006, mentre per le anticipazioni di entrata bocciate dalla Corte, l’impegno dello Stato parte solo dal 2010.
Quindi due casi chiaramente differenti.
Arrivare a dire che l’operazione IVA sia assimilabile a quella censurata dalla Corte Costituzionale è certamente mischiare pere con mele, attraverso la figura linguistica suggestiva dell’ossimoro contabile.
Da parte sua, nella Conferenza stampa di presentazione del giudizio di parificazione, il Presidente della Giunta Regionale, è arrivato a dire che la Corte dei Conti ha promosso a pieni voti il Bilancio della Regione mischiando, anche lui, pere con mele.
Se è vero, infatti che il giudizio complessivo, in particolare sulle poste di entrata dell’IVA, è positivo, non si può nascondere che a questo giudizio si è arrivati solo dopo una modifica sostanziale di un grave errore che ha comportato danni amministrativi e d’immagine. La questione preoccupa ancor di più perché la Giunta, ancora nel Disegno di Legge Finanziaria 2009, conferma la scelta sbagliata di anticipare le entrate.
Forse, un po’ di flessibilità e buon senso su questa questione aiuterebbero ad evitare ulteriori censure, e ad approvare la Finanziaria 2009 in tempi rapidi.
Sempre che, come auspicato da molti, e dal sottoscritto, le dimissioni del Presidente vengano ritirate.
[1] “La Corte Costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 7, della legge della Regione Sardegna 28 dicembre 2006, n. 21 (Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2007 e disposizioni per la chiusura dell'esercizio 2006)…”.
[2] Dice infatti il Procuratore Generale nella sua requisitoria: “Giova ricordare, infatti, che il sistema di ripartizione delle partecipazioni all'lVA di cui all'art.8 dello Statuto della Regione Sardegna ,nel testo introdotto dalla legge n. 122 del 1983 è previsto dall'art 38 del DPR 250/1949, per il quale la quota del tributo da devolversi alla Regione viene stabilita per ciascun anno finanziario d'accordo tra lo Stato e la Regione. Nelle predette disposizioni normative deve rinvenirsi il titolo giuridico in forza del quale è stato iscritto nel bilancio 2006 I'accertamento di entrata dell'importo quantificato in 500 milioni di euro relativo agli esercizi 2004, 2005, 2006. Trattandosi dunque di entrate proprie (e non di assegnazioni statali) previste dal Titolo 3° dello Statuto Speciale di Autonomia, I'iscrizione della predetta maggiore entrata è stata effettuata in applicazione delle relative norme statutarie e di attuazione, non già in base al comma 835 della legge finanziaria dello Stato 296/2006, per altro entrata in vigore il 1 gennaio 2007 in data successiva alla chiusura dell'esercizio di riferimento.”