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E’ l’ora della scelta tra unità dell’Italia e disgregazione del paese

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di Marco Pitzalis

Sotto traccia, come un fiume carsico, forze politiche ed economiche hanno lavorato in questi anni per costruire le condizioni della separazione delle regioni del Nord. Oggi a Roma si parla apertamente di seccessione. E in molti, a destra e a sinistra si preparano alla nuova fase politica. La crisi della Destra va letta in questa prospettiva. Siamo arrivati al redde rationem tra i sostenitori dell’unità nazionale e i partigiani dei diversi indipendententismi. Da ora in poi non si potrà che fare una scelta di campo, chiara e netta. In questo articolo, Marco Pitzalis, denuncia il tradimento degli ideali patriottici da parte della Destra nazionale e gli opportunismi che a sinistra portano diversi politici ad abbracciare l’opzione indipendentista. L’autore invita a difendere una prospettiva di unità, in un’Italia federale fondata sui valori democratici e repubblicani nati con la resistenza.


ffe4Il teatrino della seconda repubblica sta arrivando alle battute finali. Arriva anche qui in provincia – a saper ascoltare – l’eco di uno scontro che sta arrivando alla sua fase finale. I giornali della famiglia Berlusconi, insultano Fini, così come precedentemente fecero con Casini, accusandolo di voler semplicemente le poltrone.

L’eco che arriva da Roma, parla invece apertamente di Secessione.

La forza acquisita dalla Lega dentro la coalizione è stata la ragione per la quale Casini uscì dall’alleanza di Destra. Casini non poteva più stare dentro la contraddizione, di un partito nazionale e popolare coinvolto una coalizione con una determinante componente anti-italiana e anti-costituzionale (la Lega).

La responsabilità politica e storica dei vari Casini, Fini, Giorgio La Malfa, e dello stesso Berlusconi, è di essere stati gli apprendisti stregoni, di un tentativo di normalizzazione e nazionalizzazione della Lega.

Perché Fini deve rompere con Berlusconi

La scommessa appare oggi – inesorabilmente – perduta. La Lega è un partito estremista e razzista, in cui si uniscono nazionalismo padano e la xenofobia radicale. Ma soprattutto oramai ha un peso determinante nella coalizione di Destra e si appresta a riscuotere il prezzo dell’appoggio concesso al governo Berlusconi: sta arrivando il cosiddetto federalismo fiscale che – con la regionalizzazione delle università, della sanità, della scuola – segna in realtà la fine dello Stato nazionale. Il problema non sta nel federalismo fiscale in sé, ma della funzione strategica che assume nel piano secessionista della Lega. Anche se occorre interrogarsi sul significato culturale della morte della scuola nazionale.

Questa è la ragione per la quale Fini deve rompere con Berlusconi: una Destra nazionale non può pagare questa moneta.

Una parte consistente dell’elettorato di destra (di tradizione ex-missina ed ex-democristiana di destra) ha potuto accettare questo compromesso proprio perché è rimasto fondamentalmente anti-parlamentare e anti-democratico. Alcune frange della Lega, inoltre, non nascondono la loro natura fascistoide. Anzi, attraverso la Lega si è potuto legittimare in Italia il rancore contro la Costituzione e la Resistenza e un linguaggio razzista – fino a due decenni fa – bandito dalla Repubblica. La Lega ha  consentito di rivitalizzare quelle correnti fasciste e repubblichine che hanno continuato ad esistere e a resistere nella società italiana. Per alcuni, la Lega costituisce una chiara copertura politica.

La Destra nazionale e nazionalista ha pagato e pagherà un prezzo altissimo. La scelta opportunistica di allearsi alla destra xenofoba padana (Lega), costituisce un tradimento dei valori storici (futili, dal mio punto di vista, ma affermati con coerenza  e protervia durante gli ultimi novanta anni) di cui la Destra nazionale afferma di essere erede.

Questo tradimento della nazione da parte della Destra italiana è la corda alla quale essa si è definitivamente impiccata. E ci ricorda il primo grande tradimento, quando in nome della fedeltà all’alleanza con la Germania nazista, Mussolini e repubblichini tradirono la patria lasciando il paese in mano tedesca.

La Destra italiana, pur richiamandosi in maniera fumosa ad un universo di valori tradizionali (un misto di esaltazione della virilità, dei valori militari e di adorazione della Patria), ha finito per consumare il massimo dei tradimenti: quello della Patria. A questo dovrebbero riflettere quei servitori dello Stato che nelle forze armate e in quelle dell’ordine coltivano e tramandano queste eredità politiche e culturali.

La rottura di Fini arriva perché l’equivoco non può essere ancora protratto. Ed è un segnale per tutti quelli che vogliono oggi scommettere sull’Unità dell’Italia piuttosto che sulla sua disgregazione.

La proposta di Prodi e la lentezza di Bersani

La recente intervista di R. Prodi, relativa alla necessità di organizzare un PD del Nord, porta l’eco di questo d una presa d’atto: l’Italia si rompe e bisogna riorganizzarsi dentro le nuove realtà microstatuali.

Bersani non è stato sufficientemente pronto da questo punto di vista a rigettare come ineluttabile la secessione. Emerge ancora una volta una debolezza politica e culturale della classe politica di centro-sinistra.

Al contrario, occorre, che il PD, fedele alla tradizione democratica e repubblicana della DC e del PCI, rilanci il suo ruolo di partito nazionale. Questo non significa che non ci possa essere una riforma dello Stato con una forte connotazione federalista. Significa invece credere nel fatto che anche l’elettorato leghista non è un elettorato secessionista. Occorre smascherare il bluff prima che la Banda di Bossi si prenda il piatto dopo aver rilanciato la puntata. Il federalismo fiscale può diventare un nuovo collante per l’Italia repubblicana, ma a patto di tagliare la testa al serpente leghista.

Nessuna delle regioni italiane ha davvero da guadagnare dalla disgregazione del paese.

Molte di queste, certamente quelle Meridionali. Sicuramente la Sardegna. Rischierebbero di diventare delle zattere alla deriva. In preda a forme di conquista e colonialismo economico da parte dei paesi più forti.

Né queste regioni potrebbero conoscere un governo autorevole e stabile al loro interno. Anzi le contraddizioni economiche e politiche interne porterebbero facilmente a situazioni da guerra civile.

Quelli che in Sardegna scommettono sulla disgregazione dell'Italia

In Sardegna, in particolare, sono molti che scommettono sulla disgregazione dell’Italia – a destra come a Sinistra. Non solo la svolta indipendentista del PSd’Az, ma anche il nazionalismo sardista di Soru e del suo nuovo alleato, quel Cabras, che non contando più nulla a Roma, si aggrega alla compagine nazionalsardista.

La Sardegna deve costruire un suo spazio di autogoverno forte e autorevole. Deve poter affermare la propria identità politica e culturale (e anche linguistica),. Ma, non possiamo accettare di essere rigettati dentro un dibattito ottocentesco, come se davvero questa fosse ancora la Sardegna di Ospitone, come se davvero dovessimo scegliere ancora oggi sulla fusione perfetta. Come se i centocinquanta anni di unità di Italia non avessero cambiato sia l’Italia (e gli italiani) che la Sardegna (e i sardi).

La retorica della colonizzazione è un puro falso storico se l’applichiamo all’Italia attuale. L’Italia è nata a Vittorio Veneto si diceva un tempo. D’altronde, c’è anche del mio sangue a Vittorio Veneto. Ma soprattutto oggi viviamo nell’Italia repubblicana. E questa non è l’Italia di Cavour e dei Savoia.

La guerra di Liberazione e la Costituente costituiscono le basi morali e giuridiche di del nuovo patto repubblicano, un patto tra eguali, sul quale l’Italia è rinata dalle macerie della guerra nazifascista. Il Tricolore repubblicano, non è quello della monarchia sabauda, è stato mondato, grazie alla Resistenza. E’ per questo che il 25 aprile vado sempre alle manifestazione con il tricolore. È il simbolo del patto democratico e repubblicano attraverso il quale i sudditi sono diventati cittadini. Certo ci sono state contraddizioni in questo processo. Ma una cosa è certa, la Repubblica ha garantito a ciascuno di noi benessere e libertà.

Vedo solo due strade per la Sardegna. Possiamo essere autonomi dentro un’Europa delle Regioni o autonomi dentro un’Italia federale, unita e repubblicana. Tutto il resto è follia politica. Tutto il resto è polvere di tomba.

by Marco Pitzalis last modified 2010-04-23 15:16

film

Posted by ConoscenzaPower at 2011-05-29 16:13
Io rappresento la vostra attenzione il film:
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=hcYI9GtNLeE">La strategia di lunga durata di superamento dell'islam coranico dagli padroni del progetto Bibbia</a>
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=0fF3TQ0lJnU">Sei principi della manipolazione globale</a>

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